Testimone di giustizia nel mirino, bruciata la sua villa a Sant'Angelo

A rendere noto l'episodio è il coordinatore nazionale dell'Associazione familiari vittime di mafia, Giuseppe Ciminnisi: "Omertà di tanti che hanno fatto finta di non vedere"

La foto della villetta incendiata

La villetta disabitata di Angelo Vaccaro Notte, fratello degli imprenditori Vincenzo e Salvatore, uccisi dalla mafia fra il 1999 e il 2000 perchè non avrebbero ceduto ai ricatti della famiglia mafiosa dei Fragapane che voleva fargli chiudere l'agenzia di onoranze funebri che dava fastidio a un affiliato che aveva la stessa attività, è stata distrutta da un incendio. 

L'episodio, che risale al mese scorso, è stato rivelato da Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dell'Associazione nazionale vittime di mafia. "A nome mio e dei familiari di vittime innocenti di mafia - dice - voglio esprimere sdegno per l’atto incendiario subito da Angelo, il quale a seguito della sua collaborazione con la giustizia, per assicurare alla stessa gli assassini dei suoi fratelli, aveva subito in passato attentati alla propria vita”.

“I fratelli Vaccaro Notte - prosegue Ciminnisi - furono vittime innocenti della reazione di un gruppo criminale al quale, da imprenditori, non vollero assoggettarsi. La notizia che nello scorso mese di ottobre, Angelo Vaccaro Notte sia venuto casualmente a conoscenza che ignoti avevano dato alle fiamme la sua villetta di Sant'Angelo Muxaro e il materiale aziendale contenuto (proveniente dall’attività commerciale che fu costretto a cessare quando, in qualità di testimone di giustizia sottoposto allo speciale programma di protezione, dovette abbandonare la Sicilia) ci preoccupa e addolora".

Ciminnisi prosegue: "L’incendio appiccato alla villetta di Vaccaro Notte, è un atto vile e inqualificabile.  Se l’omertà è una regola fondamentale della mafia, il silenzio omertoso di quanti, pur accorgendosi di un incendio che ha distrutto completamente l’immobile e quello che dentro vi era custodito, non hanno trovato neppure il coraggio di allertare i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, non è meno vile e mafioso del comportamento di chi ha commesso l’atto intimidatorio. È impensabile - continua - che un incendio che ha riguardato tutti i vari ambienti che costituiscono la struttura della villetta, la quale risulta completamente distrutta anche nel tetto di copertura, letteralmente crollato, e il fumo che avrà certamente prodotto il materiale all’interno custodito, sicuramente visibile anche a km di distanza, non siano stati notati da nessuno".
 

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