Mafia, inchiesta "Montagna": imprenditore smentisce ingerenze del sindaco

Antonio Milioti, figlio del boss Carmelo, in aula nega pressioni: "Sabella mi chiese assunzioni come tutto il paese"

“Era esuberante, esaltato ma non ho ricevuto pressioni dal sindaco Santo Sabella per assumere operai nel cantiere di San Biagio. Se me lo ha chiesto? Certo, tutto il paese ci chiedeva di fare lavorare persone”. Antonio Milioti, imprenditore favarese che, insieme al cugino omonimo e all zio Giuseppe, gestisce l’impresa “Comil”, smentisce pressioni e ingerenze da parte dell’ormai ex sindaco, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Milioti è il figlio di Carmelo, il braccio destro del boss Maurizio Di Gati, ucciso in maniera plateale il 13 agosto di sedici anni fa dal barbiere, a Favara. Nell’inchiesta Montagna, i Milioti sono indicati come vittime di estorsione. In particolare, secondo quanto ipotizza il pm della Dda Alessia Sinatra, il presunto boss di San Biagio, Giuseppe Nugara, e altri presunti affiliati del paese e di Favara, nel 2015 avrebbero tentato di imporre ai Milioti, che stavano realizzando con la loro ditta, il “ripristino del passaggio agrario in contrada Montagna”, un subappalto all’impresa di Vincenzo Cipolla (altro imputato) e una somma di denaro a titolo di “messa a posto”. In questo stralcio, però, nessuno dei loro presunti estorsori è imputato e la loro testimonianza è servita a inquadrare il contesto.

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I Milioti, nella sostanza, hanno sminuito pressioni e richieste indebite da parte di Sabella facendo, però, un po’ di marcia indietro rispetto a quanto dichiarato ai carabinieri. Sulla questione, però, c’è stato uno scontro durissimo fra la difesa di Sabella, affidata agli avvocati Antonino Mormino e Antonino Gaziano, e il pm. I legali chiedevano di non utilizzare i verbali dei tre Milioti “perché completamente identici”. Secondo i difensori, i carabinieri avrebbero fatto una sorta di “copia e incolla” che li avrebbe resi inutilizzabili sul piano formale. Ma il presidente della prima sezione, Alfonso Malato, che ha invitato tutti ad abbassare i toni della discussione, ha rigettato la richiesta. 

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