"Fece crescere le sue imprese grazie ad accordi coi boss", slitta sentenza

Il perito, incaricato dalla Corte di appello di ricostruire il patrimonio dell'imprenditore Calogero Romano, chiede altro tempo

Calogero Romano

Un'altra proroga, necessaria per completare gli accertamenti patrimoniali nei confronti dell'imputato. Il perito chiede tempo e slitta ancora la conclusione del processo di appello a carico dell’imprenditore di Racalmuto, Calogero Romano, 62 anni, condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il commercialista Alessandro Polizzotto, incaricato di esaminare “l’intera posizione bancaria diretta e indiretta, debitoria e creditoria nonché le dichiarazioni dei redditi, i bilanci, le scritture contabili e lo sviluppo imprenditoriale, fino al marzo del 2016, delle società riconducibili all’imputato”, dovrebbe riferire in aula – salvo altri rinvii – il 19 dicembre. L'esame degli atti si è rivelato particolarmente complesso tanto da richiedere una proroga di diversi mesi per depositarlo.

Per i giudici della Corte di appello di Palermo, il nuovo atto istruttorio - sollecitato dal sostituto pg Rita Fulantelli - era “indispensabile ai fini della decisione”. Romano, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, il 19 febbraio di tre anni fa, è stato condannato dai giudici della prima sezione del tribunale di Agrigento a 6 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'imprenditore, in particolare, è stato riconosciuto colpevole di avere stretto accordi con i boss del paese Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo che, in cambio di soldi e svariati favori, avrebbero protetto e garantito le sue imprese. 

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