"Non è socialmente pericoloso", niente sorveglianza per indagato dell'inchiesta Kerkent

I giudici rigettano la richiesta della Questura per il 43enne Francesco Di Stefano

Francesco Di Stefano

“Sulla base degli elementi offerti al tribunale non è possibile formulare un giudizio di pericolosità sociale tale da giustificare l’applicazione di una misura di prevenzione, quale quella della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, peraltro aggravata dalla previsione dell’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza”.

Con queste motivazioni i giudici della prima sezione misure di prevenzione, presieduta da Gianfranca Claudia Infantino, hanno rigettato la richiesta della Questura e del pm nei confronti di Francesco Di Stefano, 43 anni, di Porto Empedocle. Il suo nome è legato anche all’operazione “Kerkent” che ha disarticolato il nuovo clan mafioso di Agrigento e di una parte della provincia e che sarebbe stato messo in piedi dal boss Antonio Massimino, subito dopo avere scontato l’ultima condanna ed essere tornato in libertà. Di Stefano, che è stato difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Rosario Fiore, avrebbe fatto parte dell’organizzazione dedita al traffico di droga che aveva come principale finalità quella di finanziare il clan. 

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