"Dopo la scarcerazione ha mantenuto condotta di vita nella legalità", tolta la libertà vigilata a Ribisi

Il trentanovenne è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa e di recente era finito a processo per furto di energia elettrica

Il tribunale di Palermo, nel riquadro Nicolò Ribisi

“A partire dalla data di scarcerazione, vale a dire dal gennaio del 2014, ha offerto ampia dimostrazione della volontà di volere mantenere uno stile di vita corretto e aderente ai canoni della legalità”.

Con queste motivazioni il tribunale di sorveglianza di Palermo ha revocato la misura di sicurezza della libertà vigilata, che sarebbe scaduta fra cinque mesi, nei confronti del trentanovenne Nicolò Ribisi, condannato definitivamente a 5 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa in seguito all’arresto, avvenuto il 17 settembre di dieci anni fa. I giudici, ai quali si è rivolto il difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, hanno ritenuto che il commerciante appartenente alla storica famiglia mafiosa dei Ribisi (l’ultimo in ordine di tempo a finire in carcere è stato il fratello Francesco, ritenuto il nuovo capomandamento in “pectore” di Cosa Nostra) non fosse più socialmente pericoloso. Ribisi, dopo la scarcerazione, successiva all’espiazione della pena, era stato sottoposto alla sorveglianza speciale che prevede alcune restrizioni della libertà personale come l’obbligo di dimora nel comune di residenza e di restare in casa negli orari serali e il divieto di frequentare altri pregiudicati.

Il trentanovenne, dopo avere scontato pure la sorveglianza speciale, era stato sottoposto alla libertà vigilata, “appendice” della condanna per mafia che prevede restrizioni pressochè analoghe. La pericolosità sociale, però deve essere valutata periodicamente e i giudici hanno ritenuto che fosse cessata. 

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