Mafia, si decide sulla confisca dei beni di Romano: la difesa produce maxi consulenze

L'imprenditore avrebbe ottenuto un patrimonio per 120 milioni grazie alla sua contiguità con Cosa Nostra

Calogero Romano

Col deposito delle consulenze della difesa, si è conclusa la fase istruttoria del procedimento, in corso davanti alla seconda sezione misure di prevenzione, avviato per decidere se confiscare o restituire, in tutto o in parte, il patrimonio, stimato dalla Guardia di finanza in circa 120 milioni di euro, dell’imprenditore Calogero Romano, 63 anni, di Racalmuto. L’imprenditore è titolare o socio di numerose aziende che operano nel campo delle telecomunicazioni e della fibra ottica, nel settore edile e anche di un autodromo.

Le indagini, svolte dal nucleo di polizia economica e finanziaria di Palermo, secondo la Procura consentirono di accertare “i rapporti di connivenza intrattenuti - nell'arco di un ventennio - tra l'imprenditore ed esponenti di spicco di Cosa Nostra agrigentina”. L'operazione, denominata in codice "Valle dei Templi" dal nome dell'autodromo omonimo, ha portato al sequestro di società, aziende, immobili, auto, conti correnti e perfino dello stesso impianto sportivo che sorge a Racalmuto, paese d'origine dell'imprenditore condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa.

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Il suo legale Salvatore Pennica ha prodotto una consulenza di 7 mila pagine redatta, fra gli altri, dal docente di Economia Corrado Vergara dalla quale emerge “una assoluta proporzione fra il suo patrimonio e i redditi dichiarati”. Il 10 luglio il pm illustrerà le sue conclusioni. 

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