Mafia, chiusa istruttoria del processo "Vultur": fissate requisitoria e sentenza

Il tribunale revoca l'ultimo teste che non vuole testimoniare dalla Germania, la prossima settimana il verdetto

Il tribunale revoca la propria ordinanza che ammetteva la citazione dell’ultimo teste. Si tratta di Massimo Condello, il camastrese residente in Germania che durante le indagini aveva raccontato alla squadra alcuni retroscena secondo cui, ad esempio, sarebbe stato il boss Rosario Meli, principale imputato del processo scaturito dall’inchiesta “Vultur”, a fare incendiare l’auto dell’imprenditore Vincenzo De Marco, titolare di un’agenzia funebre concorrente a quella della famiglia Meli. L’intimidazione sarebbe stata commissionata a un cugino dello stesso Condello, pagato con 400 euro. Il confidente ha anche gettato alcuni sospetti sullo stesso Meli in relazione all’omicidio del suo omonimo Giuseppe Condello, personaggio emergente della mafia, ucciso col suo presunto gregario Vincenzo Priolo. Secondo Condello, potrebbe essere stato Meli il mandante del duplice omicidio.

Il tribunale, dopo diversi tentativi falliti di raggiungere Massimo Condello in Germania per testimoniare, ieri ha deciso, su richiesta del pubblico ministero Alessia Sinatra, di acquisire il verbale di interrogatorio alla squadra mobile. I difensori degli imputati (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Giuseppe Barba e Lillo Fiorello) si erano opposti chiedendo che venisse dichiarato inutilizzabile. Gli imputati sono quattro. Nella lista: Rosario Meli, 70 anni, di Camastra; il figlio Vincenzo Meli, 48 anni; Calogero Piombo, 67 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 72 anni, di Canicattì. Lunedì la requisitoria, a seguire le altre arringhe. Sentenza in settimana. 

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