"Si fece eleggere sindaco e senatore con i voti della mafia", riparte in appello il processo a Sodano

Falsa partenza per la richiesta di rinvio di un difensore: secondo la procura generale le elezioni amministrative del 1993 e quelle successive del 1997 furono condizionate da Cosa Nostra

Calogero Sodano

Subito una falsa partenza al processo di appello a carico dell’ex sindaco ed ex senatore Calogero Sodano, assolto in primo grado dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Uno dei suoi difensori, l’avvocato Salvatore Pennica, ha chiesto un rinvio per un contemporaneo impegno professionale e i giudici lo hanno concesso. Si torna in aula il 30 maggio.

La prima elezione diretta del sindaco di Agrigento, nel 1993, secondo il sostituto procuratore generale Giuseppe Fici che ha impugnato la sentenza e aveva chiesto in primo grado la condanna a 8 anni di reclusione, sarebbe stata condizionata da un accordo con le cosche. “La ricostruzione dei collaboratori di giustizia e i relativi riscontri ci hanno offerto un quadro molto chiaro, l’ex sindaco Calogero Sodano - aveva accusato il pm - per otto anni ha consentito alle famiglie mafiose dell’Agrigentino di avere a disposizione un’amministrazione comunale e gestire appalti pubblici e potere economico”.

Sodano era accusato anche di avere stretto accordi con i boss per farsi eleggere sindaco per la seconda volta nel 1997, per candidarsi alle Europee nel 1999 (ma in questa circostanza non fu eletto) e per approdare al Senato nel 2001. Anche in quel caso non sarebbe mancata la contropartita che sarebbe consistita - sempre secondo l’accusa che è stata smentita dal giudice - nell’affidamento dei lavori di riqualificazione di Villaseta e Monserrato al consorzio Ecoter, ritenuto vicino al boss Cesare Lombardozzi. 
 

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