"Patto con i boss per farsi eleggere sindaco e senatore", chiesta citazione di magistrati ed ex ministro

La procura generale e la parte civile chiedono di interrogare una lunga lista di testi al processo di appello a carico di Calogero Sodano

Giuseppe Arnone e l'ex sindaco Calogero Sodano

La procura generale chiede di sentire nuovamente i collaboratori di giustizia che hanno rivelato il presunto patto mafioso-elettorale, la parte civile insiste per l'audizione del pentito Daniele Sciabica - mai ascoltato nell'ambito del procedimento - e di una serie di personaggi del mondo giudiziario e politico degli anni Novanta in grado di ricostruire il presunto accordo fra l'ex sindaco ed ex senatore Calogero Sodano e le famiglie mafiose della provincia di Agrigento.

I giudici della Corte di appello, dopo avere ascoltato pure i difensori del settantenne ex uomo politico, gli avvocati Salvatore Pennica e Antonino Mormino, decideranno se riaprire l'istruttoria. Il prossimo passaggio in aula è stato fissato per il 23 marzo. In primo grado, il 29 giugno del 2016, Sodano, al termine del processo con rito abbreviato, è stato assolto dal gup di Palermo, Sergio Ziino.

La prima elezione diretta del sindaco di Agrigento, secondo il sostituto procuratore generale Giuseppe Fici, che aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e ha impugnato il verdetto di assoluzione, sarebbe stata condizionata da un accordo con le cosche. Analoga accusa per le successive elezioni comunali del 1997 e per quelle nazionali, del 2001, dove fu eletto senatore. Sodano avrebbe ricambiato il favore indirizzando appalti a uomini e imprese vicine ai boss.

Innanzitutto Sodano era accusato di avere “sollecitato e ottenuto”, alle comunali del 1993, il sostegno del boss di Villaseta Arturo Messina, che avrebbe organizzato una raccolta di voti tradizionale per sconfiggere il candidato rivale Giuseppe Arnone, all’epoca presidente regionale di Legambiente, che si è costituito parte civile e che, a sua volta ha impugnato il verdetto con un autonomo atto di appello col quale ha chiesto di sentire il pentito Daniele Sciabica. Lo stesso Arnone, assistito dall'avvocato Daniela Principato, chiede di interrogare in aula, fra gli altri, pure l'ex ministro dell'Ambiente Gianni Mattioli e i magistrati Giuseppe Miceli (oggi in pensione), Giuseppe Bianco e Roberto Sajeva, l'ex questore Giuseppe Cucchiara, l'ex consigliere comunale Lillo Miccichè. L’ex consigliere, inoltre, sollecita la sua audizione al processo. 

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