L'inchiesta per armi a carico del boss Massimino e del nipote: il pm vuole interrogarli

Fissata la loro audizione, i due indagati potranno decidere di non rispondere: intanto c'è la requisitoria per una "costola" dell'inchiesta Kerkent

Antonio Massimino con le armi sequestrate

Dopo gli accertamenti sulle armi sequestrate al boss Antonio Massimino e al nipote Gerlando, risultate “perfettamente funzionanti e in grado di essere usate in qualsiasi momento”, la Procura prova a fare un ulteriore passo avanti prima di fare approdare l’inchiesta in aula per il processo: il pm Gloria Andreoli ha fissato un interrogatorio dei due indagati. L’appuntamento è per martedì mattina al carcere di contrada Petrusa dove sono detenuti. I Massimino, difesi dall’avvocato Salvatore Pennica, potranno avvalersi della facoltà di non rispondere.

Nelle scorse settimane sono stati eseguiti degli accertamenti, disposti dal pm che ha fatto eseguire una consulenza tecnica “per il prelievo di eventuale Dna presente sulle armi e sulle munizioni sequestrate, l’evidenziazione di eventuali impronte papillari e lo svolgimento di accertamenti balistici”.

Lo storico capomafia cinquantenne di Agrigento e il nipote Gerlando, 26 anni, sono stati arrestati il 6 febbraio dai carabinieri con l’accusa di detenere un piccolo arsenale. Meno di un mese dopo l’arresto, peraltro, lo scorso 4 marzo, è scattata la maxi operazione antimafia “Kerkent” che ha nel boss il personaggio chiave.

eri mattina, intanto, c’è stata la requisitoria del processo scaturito da una costola dell’inchiesta “Kerkent”. Il procedimento, in corso davanti al gup Alessandra Vella, nulla c’entra con la mafia ma l’attività di indagine ha portato ad altri segmenti processuali. Angelo Schillaci, 23 anni, di Agrigento e Salvatore Sicilia, 34 anni, di Favara, sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di droga e detenzione illegale di munizioni. L'indagine, svolta sul campo dai carabinieri, avrebbe sgominato un presunto giro di spaccio fra il campo sportivo, Fontanelle e Favara. I carabinieri eseguirono alcune perquisizioni nelle abitazioni di Schillaci e Sicilia trovando, in tutto, 160 grammi fra marijuana e hashish oltre a del materiale utilizzato per confezionare e tagliare la droga. Nell'abitazione di Sicilia sono state trovate anche 506 cartucce di diverso calibro non denunciate. Il pm ha chiesto il non doversi procedere per Schillaci “in quanto è emerso che, per questi fatti, è stato già processato”. Due anni e quattro mesi, invece, è la proposta di pena per Sicilia. Il gup, dopo avere ascoltato le arringhe dei difensori, gli avvocati Monica Malogioglio e Giuseppe Barba, ha rinviato al 10 luglio per emettere la sentenza. 

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