"Legami con i calabresi solo per la Juve, la droga non c'entra": Puntorno chiede di tornare libero

La maxi inchiesta "Kerkent" approda al tribunale del riesame, la difesa dell'ultrà insiste: "Estraneo al traffico di stupefacenti"

Andrea Puntorno

“Andrea Puntorno aveva rapporti con i calabresi solo per interessi calcistici, si incontravano per discutere di Juve e biglietti dello stadio visto che era uno dei capi ultrà. La droga non c’entra nulla”.

L’avvocato Salvatore Pennica, difensore del quarantaduenne agrigentino arrestato nell’ambito della maxi operazione antimafia “Kerkent”, ha chiesto ieri al tribunale del riesame di annullare l’ordinanza di arresto. Puntorno è accusato di essere stato un componente dell’associazione dedita al narcotraffico che era stata messa in piedi dal boss Antonio Massimino. In particolare avrebbe messo a disposizione del capomafia, tornato libero nel 2015 dopo avere scontato la seconda condanna rimediata nell’operazione San Calogero, i suoi contatti con la ‘Ndrangheta per estendere il giro di affari della droga. 

“Nelle intercettazioni – ha spiegato l’avvocato Pennica ai giudici del riesame, chiedendo di annullare l’ordinanza in carcere – si parla solo di un certo Andrea e non vi è alcuna prova che si tratti di Puntorno. Non ci sono neppure gravi indizi in merito alla sua presunta partecipazione a questi viaggi. Si ha la prova solo della frequentazione con alcuni calabresi che nulla hanno a che vedere con la droga. Si tratta di conoscenze per ragioni calcistiche”. Puntorno, noto per essere stato nel recente passato un capo ultrà della Juve, si era trasferito a Torino e lì avrebbe iniziato a gestire alcuni affari illeciti, in particolare il bagarinaggio. A raccontarlo è stato lui stesso nel corso della trasmissione televisiva “Report”. 

I giudici decideranno nelle prossime ore se confermare o meno l'ordinanza cautelare.

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