Il questore chiede la revoca delle licenze alle attività delle cosche, in aula la figlia del boss: "Vissuto sempre del mio stipendio"

Rita Meli difende il padre ma non solo: "Mai fatta alcuna spesa superiore alle capacità di reddito"

Da sinistra Rosario Meli, Vincenzo Meli e Calogero Piombo

"Ho sempre vissuto del mio stipendio di insegnante e non ho mai fatto alcuna spesa superiore tanto che, in una circostanza, ho pure fatto un mutuo". Rita Meli, figlia del boss Rosario e sorella di Giuseppe, nei cui confronti il questore propone la sorveglianza speciale, ha chiesto di parlare e rilasciare spontanee dichiarazioni.

Lo ha fatto nel procedimento di prevenzione che riguarda pure per il presunto “cassiere” della cosca di Camastra, Calogero Piombo, titolare del tabacchino dove si sarebbero celebrati diversi summit di mafia. La Questura ha chiesto pure la sospensione delle licenze dell’agenzia di onoranze funebri di proprietà della famiglia Meli e del tabacchino di Piombo. Tutte le richieste sono state formulate sulla base delle risultanze dell’inchiesta Vultur, che ha già portato a quattro condanne in primo grado, che adesso saranno ridiscusse in appello. 

Fra le contestazioni anche quella di avere girato un assegno a Piombo che, secondo la Questura, sarebbe stato portato all'incasso dal commerciante. "Non è vero, non era trasferibile e nella documentazione risulta portato all'incasso da me con tanto di estremi del documento", ha ribadito la donna ai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

I giudici del tribunale di Agrigento, in primo grado, il 22 novembre del 2018, hanno inflitto 17 anni e 6 mesi di reclusione a Rosario Meli, 70 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo, 67 anni, ritenuto il "cassiere" della cosca. Ventidue anni, in continuazione con altre due condanne precedenti, sono stati inflitti a Calogero Di Caro, 72 anni, vecchio boss di Canicattì, tornato in attività - sostiene l’accusa - dopo avere scontato una precedente condanna. Il questore, adesso, propone la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno, per Piombo, Rosario Meli e Giuseppe Meli, 47 anni, figlio del boss solo sfiorato dall'inchiesta per mafia.

Secondo il responsabile della Questura, i tre sarebbero pericolosi socialmente e, sulla base di questo presupposto, ha chiesto la misura di prevenzione. Al tempo stesso è stata chiesta la revoca delle licenze e delle autorizzazioni di due imprese individuali che fanno capo all'agenzia di onoranze funebri dei Meli, peraltro al centro del processo visto che sono ipotizzati episodi estorsivi nei confronti di un collega, ex socio, e del tabacchino al cui interno si sarebbero tenute numerose riunioni di mafia organizzate da Piombo, condannato con l’accusa di essere il “cassiere” della famiglia.

I difensori, gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Raffaele Bonsignore e Nico D’Ascola, hanno prodotto alcuni documenti per replicare all'ipotesi accusatoria. Si torna in aula il 26 maggio per le conclusioni.

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