L'assistente parlamentare messaggero dei boss? La difesa: "Non è mafioso, scarceratelo"

La Dda, intanto, produce al tribunale del riesame gli atti della nuova inchiesta per falso che coinvolge la deputata Giusi Occhionero

Nicosia e Occhionero

"Nessun rapporto di organicità a Cosa nostra, molte delle frasi intercettate erano semplici vanterie e non emerge alcuna partecipazione all'associazione mafiosa". L'avvocato Salvatore Pennica, prova così a fare annullare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonello Nicosia, 48 anni, assistente della parlamentare Giusi Occhionero, molisana eletta con Leu e ora passata a Italia Viva, che - secondo quanto ipotizza la Dda di Palermo - sfruttando il suo incarico, sarebbe riuscito a entrare nelle carceri di massima sicurezza e veicolare i messaggi dei boss all'esterno. 

Insieme ad Accursio Dimino, 61 anni, presunto boss di Sciacca arrestato dopo due condanne per mafia, inoltre, avrebbe gestito affari e società e, persino, progettato un omicidio. "La condotta di messaggero che viene contestata a Nicosia - ha sostenuto l'avvocato Pennica al tribunale del riesame - non è penalmente rilevante. Tutti i rapporti erano mediati dai direttori delle carceri dove si recava in visita e dalla stessa parlamentare di cui era assistente".

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Il pubblico ministero Francesca Dessì, intanto, ha depositato gli atti della nuova inchiesta per falso che coinvolge anche la deputata Occhionero indagata, in concorso con lo stesso Nicosia, per avere attestato contrariamente al vero, per un periodo, la circostanza che fosse suo assistente parlamentare consentendogli di entrare nelle carceri.

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