"Le armi sequestrate al boss Massimino e al nipote erano in grado di sparare subito"

Primi risultati degli accertamenti disposti dalla Procura sulla semiautomatica, sulle penne pistola e sulle cartucce sequestrate al capomafia di Agrigento

Le armi e le munizioni sequestrate, nel riquadro Antonio Massimino

Le armi sequestrate al boss Antonio Massimino e al nipote Gerlando erano perfettamente funzionanti e in grado di essere usate in qualsiasi momento. È il primo dato che emerge dopo l’inizio degli accertamenti disposti dal pubblico ministero Gloria Andreoli che ha fatto eseguire una consulenza tecnica “per il prelievo di eventuale Dna presente sulle armi e sulle munizioni sequestrate, l’evidenziazione di eventuali impronte papillari e lo svolgimento di accertamenti balistici”.

Presi con un arsenale in casa, disposti accertamenti sulle armi

Gli esami tecnici, eseguiti nell'ambito dell’inchiesta a carico dello storico capomafia di Agrigento e del nipote Gerlando, arrestati il 6 febbraio dai carabinieri con l’accusa di detenere un piccolo arsenale, sono iniziati nel laboratorio di biologia del reparto investigazioni scientifiche di Messina e continueranno nei prossimi giorni.

Scatta l'operazione "Kerkent", trentadue arresti

Meno di un mese dopo l’arresto, peraltro, lo scorso 4 marzo, è scattata la maxi operazione antimafia “Kerkent” che ha in Massimino il personaggio chiave: l’indagine della Dia avrebbe sgominato il nuovo clan mafioso messo in piedi dal boss. Massimino avrebbe tenuto vicino alla sua abitazione, con la complicità del nipote, una semiautomatica, calibro 7,65, con matricola totalmente abrasa e caricatore, con sei cartucce, inserito, due «penne-pistola» calibro 6,35, circa 200 cartucce e un rilevatore di frequenze.

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Il difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, nelle prossime ore chiederà al gip Francesco Provenzano un’attenuazione della misura cautelare per Gerlando Massimino sollecitando, in particolare, la concessione degli arresti domiciliari. 

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