Mafia, inchiesta "Kerkent": chiesta revoca detenzione domiciliare per Messina

Il trentaduenne stava finendo di scontare una precedente condanna per droga, la procura generale vuole mandarlo in carcere

L’ordinanza cautelare in carcere, scattata nell’ambito della maxi operazione “Kerkent”, lo scorso 4 marzo, rischia pure di far saltare il beneficio della detenzione domiciliare per Giuseppe Messina, 32 anni, che stava finendo di scontare una condanna a 4 anni e 6 mesi per l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga e detenzione illegale di armi comuni da sparo. L’uomo era stato arrestato dai carabinieri la prima volta il 14 febbraio di tre anni fa.

Il gruppo di Massimino spacciava anche in discoteca

I militari avevano trovato in un magazzino di Monserrato 3 chilogrammi di marjuana, 50 grammi di cocaina, 300 grammi di sostanza da taglio, tipo mannite, materiale per confezionamento, due bilancini di precisione. E poi ancora una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa contenente 6 cartucce e 31 cartucce per pistola calibro 9x21 e 21 cartucce calibro 12. Messina, dieci giorni fa, è finito in carcere con l’accusa di essere un componente della rete di trafficanti di droga che il boss Antonio Massimino aveva messo in piedi. 

Operazione "Kerkent", trentadue arresti

La procura generale, acquisita la notizia del nuovo provvedimento restrittivo, ha chiesto la revoca del beneficio che il tribunale di Sorveglianza gli aveva concesso, vale a dire di finire di scontare in casa e non in carcere la precedente condanna. L’udienza, nella quale Messina sarà assistito dal suo difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, è in programma il 26 marzo. 

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