Mafia, la maxi inchiesta "Assedio" approda in Cassazione: si decide sulle scarcerazioni

La difesa ha chiesto alla Suprema Corte di annullare le ordinanze cautelari

Il boss Angelo Occhipinti con il consigliere comunale Giuseppe Scozzari

L'inchiesta antimafia "Assedio", che ha disarticolato le nuove famiglie mafiose di Licata e Campobello, con nove arresti, scattati il 20 giugno, approda in Cassazione. Ieri mattina sono state discusse, davanti alla Suprema Corte, le richieste dei difensori di annullamento delle ordinanze cautelari. Non è stata, invece, esaminata la posizione del presunto capomafia di Licata, Angelo Occhipinti, personaggio chiave dell'operazione che ha accertato anche dei legami con la politica e in particolare fra il boss e il consigliere comunale Giuseppe Scozzari, arrestato nel blitz (e dimessosi dopo l'interrogatorio) con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per avere stretto un patto con Occhipinti che prevedeva uno scambio di favori. I difensori di Occhipinti, gli avvocati Giovanni Castronovo e Angela Porcello, non hanno impugnato la decisione del riesame e l'ordinanza è diventata definitiva.

Tutte le altre sono state, invece, discusse e nelle prossime ore si conoscerà l'esito dei ricorsi sulle richieste di scarcerazione. Scozzari, geometra, responsabile dell'ufficio tecnico dell'ospedale San Giacomo d'Altopasso, avrebbe messo a disposizione della cosca le prestazioni sanitarie dell'ospedale e, da consigliere, si sarebbe interessato per fare dissequestrare un immobile in cambio dei voti per farsi eleggere alle amministrative del 2018.

Nell’operazione sono stati arrestati pure Raimondo Semprevivo, 47 anni, accusato di estorsione aggravata, e quattro presunti affiliati. Si tratta di Vincenzo Bellavia, 34 anni; Gabriele Spiteri, 45 anni, il fratello Vincenzo, 51 anni, Giuseppe Salvatore Spiteri, 45 anni; tutti di Licata nonchè Giuseppe Puleri, 39 anni, di Campobello di Licata. 

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