Mafia, l'inchiesta "Halycon" sulla famiglia di Licata: tre indagati chiedono la scarcerazione

I difensori di Giovanni Lauria, Raimondo Semprevivo e Giovanni Mugnos al riesame: "Quadro indiziario è carente"

“Non ha gestito alcuna vicenda di natura mafiosa a Licata, dopo la prima condanna ha ripreso a lavorare e tutti gli altri rapporti sono stati di esclusivamente personali o amicali”: l’avvocato Luigi Ciotta ha chiesto ai giudici del tribunale del riesame di annullare l’ordinanza di arresto di Giovanni Lauria, 79 anni, personaggio chiave della maxi operazione "Halycon" cha ha disarticolato la famiglia mafiosa di Licata, messa già a dura prova dal precedente blitz, scattato poche settimane prima nell'ambito dell'inchiesta "Assedio". Ieri mattina si sono celebrate altre due udienze per discutere i ricorsi degli avvocati Giovanni Castronovo e Angela Porcello, difensori di Raimondo Semprevivo, 47 anni e Giovanni Mugnos, 53 anni.

Il primo, già arrestato nella precedente operazione “Assedio” con l’accusa di estorsione aggravata, poche settimane dopo è stato destinatario di un nuovo provvedimento per l’accusa di associazione mafiosa. “Gli si contesta di essere il braccio destro del boss Angelo Occhipinti – hanno detto i difensori dell’imprenditore – ma non si considera che, in realtà, è stato per 23 anni il genero e con lui ha avuto solo rapporti di natura familiare”. Anche Mugnos, bracciante agricolo, è ritenuto un affiliato. “I rapporti con Lauria – ha detto l’avvocato Porcello – sono del tutto irrilevanti ai fini penali”. Nelle prossime ore è attesa la decisione. 

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