"Mai avvicinato da nessun mafioso", così l'imprenditore delle demolizioni finì sotto inchiesta

I dettagli sono noti dopo il deposito di tutti gli atti successivo all’avviso di conclusione delle indagini preliminari

“Non ho mai ricevuto richieste estorsive o minacce da parte di persone ben precise, ho solo ricevuto minacce dalla folla generiche”. L’imprenditore di Comiso, Salvatore Patriarca, che nel 2015 a Licata aveva in appalto le demolizioni degli immobili abusivi, con questa frase, messa a verbale con i carabinieri lo scorso 31 luglio, alcuni giorni dopo l’operazione antimafia “Assedio”, finisce sotto inchiesta.

Patriarca, che si era aggiudicato un appalto per poco meno di 300mila euro che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto ripristinare la legalità in città, ponendo fine a decenni di cementificazione selvaggia incontrollata e impunita, vacilla molto pure quando i carabinieri, sette giorni più tardi, su delega della Dda che nel frattempo ha fatto scattare il blitz “Halycon”, ideale continuazione del primo, gli chiedono, se ha mai ricevuto delle segnalazioni di ditte da coinvolgere per l’appalto in questione.

“Chiesi informazioni ai tecnici del Comune - risponde - e non ricordando di preciso a chi dell’ente, posso segnalare i nominativi del geometra Maurizio Furno, del direttore dei lavori, Salvatore Augusto e dell’ingegnere Ortega a cui probabilmente avrò chiesto le iniformazioni. Ritengo che chi mi ha segnalato queste imprese lo abbia fatto in assoluta buona fede”. Patriarca ha aggiunto pure di non sapere chi fosse Giovanni Mugnos, presunto affiliato arrestato nell’operazione, e di non avere avuto contatti con nessun esponente mafioso.

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“Affermazioni in contrasto – scrivono i pm - con le risultanze investigative dalle quali emerge che, in relazione ai citati lavori, Patriarca, consapevole della loro appartenenza al sodalizio mafioso, intrattenne, tra la fine del 2015 e l'aprile del '2016, ripetuti frequenti incontri e contatti con esponenti della famiglia mafiosa di Licata (Giovanni Lauria e Giovanni Mugnos) per il tramite dell'esponente della famiglia mafiosa di Caltagirone, Cosimo Ferlito”. Per l’imprenditore, adesso, è scattata l’accusa di favoreggiamento aggravato. I dettagli dell’inchiesta sono noti dopo il deposito di tutti gli atti dell’indagine successivo all’avviso di conclusione delle indagini preliminari. 

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