Il boss Occhipinti a giudizio per abusivismo si difende dal giudice: "Ho solo bonificato l'area"

Il presunto capomafia di Favara, imputato insieme al presunto braccio destro ed ex genero Raimondo Semprevivo, nega le accuse che lo hanno fatto finire a processo

Angelo Occhipinti

“Non ho commesso alcun abuso edilizio, il terrazzamento era già stato realizzato. Mi sono soltanto preoccupato di ripulire l’area che era diventata una discarica a cielo aperto, ho pure comunicato ai carabinieri la rottura di un tubo che poteva creare dei problemi ai bagnanti”.

Il boss Angelo Occhipinti, 65 anni, condannato in passato per mafia e personaggio chiave dell’inchiesta “Assedio” che, nei mesi scorsi, ha disarticolato la nuova famiglia mafiosa di Licata, si difende, davanti al giudice Rossella Ferraro, dall’accusa di avere commesso un abuso edilizio nella sua casa sul mare di Licata. A processo, per la stessa accusa, è finito Raimondo Semprevivo, 47 anni, figlio dell’ex compagna di Occhipinti, nonché presunto braccio destro del boss nella gestione degli affari mafiosi. 

Entrambi, difesi dagli avvocati Angelo Armenio, Giovanni Castronovo e Chiara Proietto, sono stati citati a giudizio davanti al giudice Rossella Ferraro per rispondere di alcuni abusi edilizi. Le due posizioni, per problemi legati alle notifiche, sono state separate. I difensori hanno chiesto, ottenendolo, di citare a testimoniare i responsabili degli uffici tecnici del Comune di Licata e di Girgenti Acque “per verificare la preesistenza dei terrazzamenti”. La loro audizione è stata programmata per il 27 novembre. 

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