"Il boss ergastolano in fuga protetto anche dai carabinieri", la prescrizione spazza via quasi tutto

Il pm Alessandra Russo "costretta" a chiedere solo due condanne per i nove imputati: "E' desolante per la giustizia"

Cesare Genova

La latitanza del boss ergastolano di Delia, conclusa nell’Agrigentino dopo la fuga da Rebibbia, sarebbe stata gestita da fiancheggiatori del posto con la complicità anche di tre carabinieri. Sono trascorsi, però, già otto anni: troppi per condannare gli imputati.

“Purtroppo è desolante – ha detto durante la requisitoria il pubblico ministero Alessandra Russo – che una vicenda di questa portata venga spazzata via dalla prescrizione”. Le uniche due condanne, alla fine, sono state chieste per il boss Cesare Genova, principale imputato, attorno a cui ruota la vicenda, e uno dei presunti vivandieri. Per Genova, 69 anni, già condannato per evasione dal tribunale di Roma, sono stati chiesti 9 anni e sei mesi di carcere, per le accuse di detenzione di armi clandestine e ricettazione. Nella lista dei nove imputati ci sono tre carabinieri, due loro informatori e tre fiancheggiatori.

Sotto accusa i carabinieri Umberto Cavallaro, 39 anni; Giuseppe Federico, 51 anni; e Andrea Mirarchi, 43 anni. “Lo hanno protetto e portato in giro sotto falso nome – ha detto il pm – facendolo ospitare persino in caserma”. Nella lista degli imputati pure i palmesi Calogero e Francesco Burgio, entrambi di 33 anni, presunti informatori dei carabinieri, accusati di avere ospitato Genova e di averlo accompagnato nei suoi spostamenti. Insieme, secondo la Procura, avrebbero progettato rapine e altri reati per autofinanziarsi. Completano la lista il romano Aurelio Nardella, 57 anni, che gli avrebbe fornito alcune schede telefoniche per contattare gli altri complici durante la latitanza, e i due presunti “vivandieri” Carmela Savina Forte, 62 anni, e il marito Vincenzo Noto, 69 anni, di San Biagio Platani. I coniugi avrebbero aiutato Genova fornendogli pasti e supporto logistico. La condanna a 2 anni, inoltre, è stata chiesta per Noto. Tutti gli altri imputati, secondo le richieste del pm, devono uscirne indenni fra assoluzioni e, soprattutto, prescrizione. 

Ieri mattina hanno illustrato le loro arringhe pure gran parte degli avvocati (nel collegio, fra gli altri, anche i legali Salvatore Pennica, Annalisa Russello, Santo Lucia e Calogero Meli), fra due settimane sarà emessa la sentenza.

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