Vivandiere del boss preso con due pistole insieme a un parente: due condanne in appello

Pena confermata per Calogero Bellavia, sei mesi di riduzione per il cugino del padre che ha beneficiato del concordato

Condannati anche in appello: il processo a carico di Antonio e Calogero Bellavia, 45 e 28 anni, finiti in carcere il 13 giugno del 2017 con l'accusa di detenzione e porto illegale di arma clandestina, si è esaurito in due udienze. Il più grande degli imputati ha ottenuto la riduzione di sei mesi della pena grazie al concordato, una sorta di patteggiamento in secondo grado. Per l’altro, invece, la sentenza è stata confermata. In primo grado il gup di Agrigento, Stefano Zammuto, il 17 aprile dell’anno scorso, ha inflitto tre anni e due mesi di reclusione a ciascuno dei due imputati.

L’avvocato Giacomo La Russa, difensore di Antonio Bellavia (l’altro imputato è assistito dall'avvocato Salvatore Pennica), ha chiesto di accedere al cosiddetto concordato, una sorta di patteggiamento in appello che prevede una riduzione di pena se la difesa rinuncia al ricorso. Il pg ha dato parere favorevole e ieri mattina il giudice ha deciso, su richiesta delle parti, una riduzione della condanna di sei mesi, vale a dire 2 anni e 8 mesi. L’istituto, abolito negli anni scorsi, è stato introdotto solo di recente con il “pacchetto sicurezza”. I due Bellavia sono stati condannati per il possesso delle due pistole illegali trovate nella loro auto durante il controllo.

Antonio Bellavia, cugino del padre di Calogero (Carmelo, ucciso il 26 gennaio del 2015 con sei colpi di pistola al torace ed al fianco in un agguato di evidente stampo mafioso), aveva provato a scagionare il giovane parente dicendo in udienza che le armi erano sue e che il ragazzo non sapeva nulla. Calogero Bellavia fu arrestato e condannato per avere fatto da vivandiere al boss Gerlandino Messina. 

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