Mafia, la maxi inchiesta "Montagna": il traffico di droga organizzato via sms

Investigatore rivela in aula: "L'allora capomafia Giuseppe Quaranta comunicava con gli altri pusher con messaggi neppure tanto criptici"

Giuseppe Quaranta

“Purtroppo ho avuto un problema, ti posso dare 80 euro e il resto tra lunedì e martedì. Assicurato.. aspetto 3 mila euro, me li dovevano portare oggi ma siano rimasti a settimana cà trasi ma ci sono sicuri! Come sempre del resto ora se vuoi stasera me la ridai e avanti a sabato di nuovo ce l’hai tutte e 2 pagati”.

Mittente è il favarese Salvatore Montalbano e destinatario Giuseppe Quaranta, all’epoca – il 14 dicembre del 2013 – capomafia del paese nonché braccio destro del capo del mandamento Francesco Fragapane. Quaranta, peraltro, che avrebbe coinvolto anche il figlio Calogero nel giro di droga, pochi giorni dopo l’arresto, decise di collaborare con la giustizia.

Il traffico di droga, che serviva a finanziare le famiglie dei detenuti, in maniera abbastanza inspiegabile veniva gestito per telefono e addirittura via sms con messaggi (non sempre scritti in italiano impeccabile) neppure troppo criptici. A rivelarlo, ieri mattina in aula, è stato il luogotenente del reparto operativo dei carabinieri Giovanni Preite che ha deposto, per la terza udienza consecutiva, al processo scaturito dalla maxi inchiesta “Montagna” che il 22 gennaio dell’anno scorso avrebbe disarticolato le nuove famiglie mafiose della provincia di Agrigento facendo luce pure su un accordo elettorale fra l’allora sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, e gli esponenti mafiosi del paese il cui Comune, in seguito all’accesso ispettivo successivo all’indagine, fu sciolto dal consiglio dei ministri per infiltrazioni della criminalità organizzata. 
 

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