"Spiccata vocazione criminale", niente domiciliari per il vivandiere del boss

Il tribunale del riesame non attenua la misura cautelare per il ventinovenne Calogero Bellavia, condannato per due pistole illegali

Calogero Bellavia

“Tutte le circostanze manifestano una spiccata vocazione criminale e una massima insofferenza alle leggi e alle prescrizioni dell’autorità”. Con queste motivazioni, i giudici del tribunale del riesame di Palermo hanno rigettato la richiesta di attenuazione della misura cautelare, presentata dalla difesa del favarese Calogero Bellavia, 29 anni, in carcere dal 14 giugno del 2017 dopo essere stato fermato insieme allo zio Antonio con due pistole, di cui una risultata rubata e l’altra con matricola abrasa.

Bellavia, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, è stato condannato in due gradi di giudizio a 3 anni e 2 mesi di reclusione. Il nome del giovane è legato alla cattura dell’ultimo superlatitante di mafia, l’empedoclino Gerlandino Messina, a cui Bellavia ha fatto da vivandiere. È proprio seguendolo mentre gli portava i pasti, sulla base di un’informazione dei servizi segreti, che i carabinieri sono arrivati dritti al covo del boss.

Antonio Bellavia in appello ha concordato la pena, ottenendo la riduzione di sei mesi della condanna di 3 anni e 2 mesi e la sostituzione della custodia in carcere con i domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Sia la Corte di appello che, adesso, il riesame, hanno rigettato, invece, per Calogero Bellavia la richiesta di scarcerazione ritenendo che le due posizioni siano diversificate. 

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