Racket, droga e investimenti nelle strutture ricettive: ecco il business di Cosa Nostra

L'organizzazione mafiosa condiziona lo sviluppo della provincia continuando ad ingerire nel campo dell’imprenditoria e delle opere pubbliche

E' capace - lo ha dimostrato in più occasioni - di saper lucrare, oltre che sulle opere pubbliche, anche sulla filiera agroalimentare, sulle fonti energetiche alternative, sullo stato di emergenza ambientale e sui finanziamenti pubblici alle imprese. Spesso ha anche reinvestito capitali illecitamente accumulati nelle strutture ricettive locali, attraverso prestanome e intermediari compiacenti. Ecco quali sarebbero - secondo la relazione del primo semestre 2018, sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Dia, - i business di Cosa Nostra Agrigentina. 

Ancorata alle regole ma capace di fare affari con la Stidda, Cosa Nostra Agrigentina è un pilastro regionale

Cosa Nostra condiziona lo sviluppo della provincia continuando ad ingerire nel campo dell’imprenditoria e delle opere pubbliche. Un’opera di infiltrazione realizzata attraverso il condizionamento delle gare di appalto, danneggiamenti e minacce di vario genere, reati contro la pubblica amministrazione, nonché garantendosi il controllo degli impianti per la produzione di calcestruzzo e, in genere, dei materiali necessari per l’edilizia. Tra le attività illecite poste in essere da Cosa Nostra, le estorsioni si confermano, poi, fondamentali per la sussistenza dell’organizzazione stessa, in quanto in grado di garantire sia liquidità che il controllo del territorio. Tra le modalità di realizzazione del racket, spesso accompagnato da danneggiamenti di varia natura, vi è l’imposizione di manodopera o di forniture di mezzi e materiali.

Altrettanto significativi rimangono il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Nella zona orientale della provincia si segnalano ricorrenti ritrovamenti di piantagioni di cannabis.

Anche il settore delle scommesse e del gioco continua a porsi, con sempre maggiore frequenza, come un terreno di investimento per le consorterie mafiose, che operano attraverso l’imposizione e la gestione di slot-machine all’interno di esercizi commerciali, spesso intestati a prestanome. L'operazione "Montagna" - secondo la relazione del ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia - ha portato alla luce svariate estorsioni ai danni di 27 appaltatrici di opere pubbliche, commissionate da varie amministrazioni pubbliche, comunali e regionali, eseguite nelle province di Agrigento, Palermo, Caltanissetta ed Enna. In particolare, in due tentativi di taglieggiamento, nei confronti di amministratori di altrettante cooperative agrigentine impegnate nella gestione dei servizi di accoglienza per immigrati richiedenti asilo, veniva pretesa - con atti intimidatori di varia natura come l’incendio
di macchine operatrici - l’assunzione di soggetti vicini all’associazione mafiosa, nonché una percentuale per ogni contributo pro capite ricevuto. 

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