Clamorosa ritrattazione di Mario Rizzo: "La mia è stata una falsa collaborazione"

L'aspirante pentito, interrogato dalla squadra mobile e dagli investigatori belgi, fa marcia indietro: "Mi sono inventato le accuse contro mio cognato per astio, le armi ritrovate gliele ho messe io". Tanti dubbi degli inquirenti sulla sua nuova versione

Mario Rizzo

"Ho fatto una falsa collaborazione con la giustizia, mi sono inventato tutto". Clamorosa marcia indietro del trentaduenne Mario Rizzo che, la scorsa estate, ha tentato la strada della collaborazione con la giustizia - tentando ora di sminuire e negare - e ha fatto arrestare il cognato Gerlando Russotto accusandolo di aver preso parte all'agguato, avvenuto il 28 aprile del 2017, in Belgio, ai danni del ristoratore Saverio Sacco.

Rizzo, che dopo avere archiviato la parentesi "pentitista" ha nominato nuovamente il suo difensore del passato, l'avvocato Calogero Lo Giudice, aveva detto di avere sparato a Saverio Sacco insieme al cognato e all'empedoclino Salvatore Prestia, noto per essere il cognato del boss Gerlandino Messina.

Rizzo in aula: "L'agguato a Sacco organizzato da Prestia, con la mafia non c'entro"

"Ha organizzato tutto Salvatore Prestia, si era sentito preso per infame - era stata la sua versione - perchè la moglie di Saverio Sacco diceva in giro che era stato lui a fare arrestare il marito per droga avvisando la polizia. Il cognato di Gerlandino Messina non lo poteva accettare e ci chiese di partecipare all'agguato e sparargli, non dovevamo ucciderlo ma solo ferirlo".

Ieri, interrogato dal dirigente della squadra mobile Giovanni Minardi su delega del procuratore aggiunto Salvatore Vella e del pubblico ministero Alessandra Russo, la clamorosa retromarcia.

"Conosco Sacco perchè andavo sempre a mangiare da lui quando ero in Belgio, ho saputo che gli avevano sparato da altre persone. Lo avevano ferito a una gamba".

Gli inquirenti, compresi quelli belgi, presenti ieri sera alla Questura di Agrigento che hanno ricambiato la visita dei colleghi italiani nelle scorse settimane, gli chiedono come mai abbia cambiato così clamorosamente versione. "Mi sono inventato questa storia -ha detto - perchè ero in conflitto con mio cognato. Non voleva che mi mettessi con sua sorella ed è la ragione per cui ho inventato tutto. Sapevo quali erano le modalità dell'agguato perchè me le aveva raccontate Saverio Sacco, era stato lui a dirmi che gli aveva sparato Prestia".

Gli inquirenti sembrano poco convinti dalla sua nuova versione. Per tanti particolari. A partire dall'auto usata per sparare al ristoratore, una Alfa Romeo 147 rossa che Rizzo, per la prima volta, spiega di avere venduto, salvo, però, non riuscire a fornire alcun elemento o documento ulteriore. Altra stranezza. Perchè autoaccusarsi se l'obiettivo era mettere nei guai il cognato? "Per rendere la storia più credibile", spiega. 

Lo scorso agosto, Rizzo fece anche trovare delle armi nel sottotetto del condominio dove abita il cognato che, per otto mesi, è rimasto in carcere per questi fatti. "La pistola - ha detto ieri - l'ho portata dal Belgio nel 2016 e il fucile a pompa l'ho comprato quella stessa mattina da un nordafricano". 

Gli inquirenti, evidentemente scettici sul suo cambio di rotta che presenta non poche stranezze, gli chiedono che motivo c'era di accusarlo anche di questo. Risposta uguale: "Per essere più credibile".

Infine la contraddizione sulla conoscenza con Prestia. Prima dichiara di non averlo mai visto, poi spiega di avere visto la foto sui giornali e di avergli venduto dei carciofi, attività di cui si sarebbe occupato a lungo in Belgio. Un cambio di rotta clamoroso su cui restano tanti dubbi.

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