"Nessun rapporto col boss, lavorava in azienda dall'alba alla sera": sorella imputato lo difende in aula

Gianì Scavetto "scagiona" il fratello Giuseppe, accusato di essere il rappresentante di Cosa Nostra a Casteltermini

Un momento del blitz Montagna

"Con mio fratello dividevamo le giornate sia in azienda che in casa, iniziavamo a lavorare nella fattoria alle 5 del mattino e finivamo alle 10 di sera. Poi andavamo a dormire. Di conseguenza abbiamo le stesse amicizie e conoscenze, posso assicurarvi che con Giuseppe Nugara non aveva alcun rapporto". Gianì Scavetto, sorella di Giuseppe, 50 anni, presunto rappresentante della famiglia mafiosa di Casteltermini, difende in aula il fratello.

Il processo scaturito dall'inchiesta "Montagna", che il 22 gennaio del 2018 con oltre 50 arresti ha sgominato la nuova geografia mafiosa della provincia di Agrigento, è arrivato alle battute conclusive. Ieri mattina è stato ascoltato l'unico teste della lista presentata dall'avvocato Carmelita Danile, difensore del castelterminese. Secondo quando ipotizza il pm della Dda Alessia Sinatra, Scavetto era "il rappresentante della famiglia mafiosa di Casteltermini e, in tale veste, coordinava costantemente le attività illecite degli altri affiliati e capi famiglia".

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