Mafia, la maxi inchiesta "Kerkent" sul clan Massimino approda al riesame

Venerdì saranno discusse le prime posizioni al tribunale della libertà, al quale la difesa chiede di annullare i provvedimenti restrittivi

Un frame della Dia durante le indagini

Gli interrogatori di garanzia non sono ancora conclusi e intanto l’inchiesta “Kerkent”, che all’alba del 4 marzo ha fatto scattare 32 arresti nei confronti del clan ritenuto legato al boss Antonio Massimino, approda al riesame. Nelle scorse ore sono state fissate le prime udienze al tribunale della libertà, prima ancora, per alcuni indagati, di presentarsi davanti al gip per la prima, eventuale, difesa dopo la notifica dell’ordinanza cautelare.

IL VIDEO. Arrestati due presunti fiancheggiatori di Massimino

L’agrigentino, nei mesi scorsi, è finito alla ribalta nazionale per il coinvolgimento nelle inchieste sui traffici illeciti di droga e armi allo Juventus stadium e avrebbe iniziato a fare affari con la ‘Ndrangheta. Nel blitz, eseguito dalla Dia, oltre al boss Antonio Massimino, 51 anni, personaggio chiave dell'inchiesta, sono state arrestate in tutto trentadue persone. In carcere sono finiti anche: James Burgio, 26 anni di Porto Empedocle; Salvatore Capraro, di Villaseta, 30 anni; Angelo Cardella, 45 anni, di Porto Empedocle; Davide Clemente, 27 anni, di Palermo; Sergio Cusumano, 56 anni, di Agrigento; Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo; Fabio Contino, 40 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni, di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni, di Porto Empedocle; Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo; Eugenio Gibilaro, 43 anni, di Agrigento; Pietro La Cara, 42 anni, di Palermo; Domenico La Vardera, 38 anni, di Palermo; Domenico Mandaradoni, 31 anni, di Tropea; Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento; Giuseppe Messina, 31 anni di Agrigento; Liborio Militello, 51 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, di Briatico, 36 anni, Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Francesco Romano, 32 anni, di Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 35 anni, di Agrigento, Gerlando Massimino, 32 anni, figlio di Antonio e Francesco Vetrano, 33 anni, di Agrigento. Arresti domiciliari per Salvatore Ganci, 45 anni, di Agrigento, Gabriele Miccichè, 28 anni, di Agrigento, Valentino Messina, 45 anni, di Porto Empedocle, Luca Siracusa, 42 anni, di Agrigento, Francesco Luparello, 44 anni, di  Realmonte; Francesco Di Stefano, 42 anni, di Porto Empedocle; Angelo Iacono Quarantino, 28 anni, di Porto Empedocle, Calogero Rizzo, 47 anni, di Raffadali; Attilio Sciabica, 31 anni, nato a Milazzo ma residente ad Agrigento e Calogero Trupia, 33 anni, di Agrigento.
Gli indagati finiti in carcere sono stati tutti interrogati.

Il gruppo di Massimino spacciava anche in discoteca

Lo stesso dichiarante ha rimediato la prima querela per calunnia da parte di un macellaio, accusato di essere inserito in un giro di truffe organizzato dal clan. Oggi, sempre davanti al gip Vella, è il turno dell’interrogatorio di altri sette indagati finiti ai domiciliari. Si tratta di Iacono Quarantino, Valentino Messina (fratello del boss Gerlandino), Miccichè, Sciabica, Siracusa, Trupia e Luparello. Gli arrestati, tutti difesi dall’avvocato Salvatore Pennica, compariranno nell’aula 6 del tribunale per essere sentiti. Venerdì, al tribunale del riesame, sono in programme le prime udienze per discutere i ricorsi, presentati sempre dall’avvocato Pennica che chiede di annullare le ordinanze cautelari.

Saranno discusse le posizioni degli stessi Valentino Messina e Luparello oltre che di Sanzo, Antonio Messina, Puntorno e Cusumano. 
 

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