Mafia, la maxi inchiesta "Nuova Cupola": ultimo atto per i due personaggi chiave

Il capo del mandamento Francesco Ribisi e il suo braccio destro Giovanni Tarallo davanti alla Cassazione per la terza volta, la difesa chiede uno sconto di pena

Da sinistra Francesco Ribisi e Giovanni Tarallo

L’8 maggio davanti alla seconda sezione della Corte di Cassazione: cala il sipario, dopo un’infinità di passaggi, addirittura tre in Corte di appello, sul processo scaturito dalla maxi inchiesta "Nuova Cupola" che ha disarticolato, col blitz del 26 giugno del 2012, le nuove famiglie mafiose della provincia di Agrigento. Poco più di quattro mesi dopo il verdetto dell’”appello ter”, emesso il 13 novembre, è stato fissato il terzo processo davanti alla Suprema Corte. In ballo non ci sono più assoluzioni o condanne né valutazioni su varie aggravanti. Il passaggio davanti alla Cassazione, che in linea teorica potrebbe persino rispedire il processo alla Corte di appello, dove si celebrerebbe il quarto giudizio, riguarderà solo i due imputati principali che chiedono attraverso i rispettivi difensori di avere una pena meno severa. 

Nuova Cupola, depositate le motivazioni dell'appello ter

Francesco Ribisi, 37 anni, ritenuto il numero due di Cosa Nostra nell’ultimo processo è stato condannato a 11 anni e 10 mesi.  La sentenza dell'appello "bis" era stata, invece, di 15 anni e 4 mesi. I giudici dovevano stabilire se, in relazione a una tentata estorsione ai titolari di un supermercato, sussisteva l'aggravante dell'avere commesso il fatto "in più persone riunite". Aggravante che, invece, è stata esclusa. La pena, in appello, è stata inoltre rideterminata perché la Cassazione aveva escluso definitivamente la sussistenza dell’aggravante del riciclaggio. La condanna, tuttavia, secondo i difensori, gli avvocati Daniela Posante e Valerio Vianello Accorretti, è troppo elevata e in Cassazione si dovrà decidere se confermarla o diminuirla. 

Nuova Cupola, terzo processo di appello: ecco il verdetto

Il braccio destro di Ribisi, secondo quanto hanno accertato i processi, era Giovanni Tarallo, 33 anni, di Santa Elisabetta (assistito dagli avvocati Giuseppe Barba e Vincenzo D'Ascola). Nell'appello "bis" la sua condanna era stata a 15 anni e mezzo. Nell’ultimo processo è stato condannato a 12 anni.  Per lui la situazione è identica a quella di Ribisi: la condanna per associazione mafiosa e alcune estorsioni è definitiva. Il giudizio sulle aggravanti è ormai passato in giudicato ma la difesa chiede di diminuire la condanna. Entrambi si trovano al 41 bis dai giorni immediatamente successivi all’operazione. 
 

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