"Presi con un arsenale nascosto in villa", il boss Massimino e il nipote restano in carcere

Il gip convalida l'arresto eseguito dai carabinieri: "Il suo ruolo mafioso lo rende penetrante nel tessuto sociale"

Le armi e le munizioni sequestrate, nel riquadro il boss

"Il suo ruolo mafioso lo rende penetrante nel tessuto sociale, lo stesso può dirsi per il nipote che deve ritenersi la sua longa manus". Il gip Francesco Provenzano, con queste motivazioni, ha convalidato l'arresto e disposto la custodia in carcere nei confronti del boss Antonio Massimino, 50 anni, tornato libero solo da un paio di anni dopo avere scontato la seconda condanna per mafia rimediata nell'operazione "San Calogero", e del nipote Gerlando, 26 anni.

Arrestati il boss Massimino e il nipote

I due, difesi dall'avvocato Salvatore Pennica, sono stati arrestati dai carabinieri martedì sera al termine di un pedinamento. I militari, che poco prima, insieme a una terza persona non identificata, li avevano filmati mentre occulatavano le armi, hanno trovato, nell'abitazione del boss, nei pressi del Villaggio Mosè, una semiautomatica, calibro 7,65, con matricola totalmente abrasa e caricatore, con sei cartucce, due «penne-pistola» calibro 6,35, circa 200 cartucce e un rilevatore di presenze.

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