"Truffe on line", una vittima: "Ho dato l'acconto per un'auto e sono spariti"

Gli imputati, tutti licatesi, sono sette. Il processo scaturito dall'inchiesta "Pacchi.it" si sta svolgendo davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara

(foto ARCHIVIO)

"Mio figlio aveva appena preso la patente e ho cercato su internet alcuni annunci di vendita di auto, ne ho trovato uno molto interessante e ho telefonato al numero indicato. Ho trovato un interlocutore gentile e a modo, non avrei mai immaginato quello che sarebbe successo". Sfilata di vittime, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, al processo scaturito dall'inchiesta "Pacchi.it" che ipotizza una serie di truffe di ogni tipo attraverso la simulazione di acquisti on line.

La presunta banda avrebbe agito senza alcuno scrupolo e, in una circostanza, avrebbe tentato di raggirare anche un terremotato, sopravvissuto al sisma di Amatrice, al quale avrebbero fatto credere che poteva acquistare una roulotte al prezzo stracciato di 1.500 euro. "Ho trovato un'auto che poteva andar bene per mio figlio neopatentato - ha raccontato Calogero Bonaccolta, di Cammarata, rispondendo al pm Cecilia Baravelli -, il prezzo indicato nell'annuncio era di 2.500 euro. Mi rispose al telefono un certo Luca, era gentile e rassicurante. Mi disse che c'erano altre persone interessate all'acquisto e, per questo, serviva un acconto per bloccare l'auto. Mi chiese di fare un versamento di 100 euro su un conto corrente intestato a Samanta Cicatello, mi spiegò - ha aggiunto la presunta vittima del raggiro - che era sua moglie e che aveva diversi modelli di auto a disposizione perché svolgeva l'attività di concessionario. Dopo avere fatto il pagamento, è sparito. A quel numero non rispondeva nessuno. Poi - conclude - ho presentato querela non tanto per i soldi ma per fare in modo che non potessero più fare queste cose".

Gli imputati, tutti licatesi, sono sette. Si tratta di: Alessandro Bianchi, 26 anni; Samanta Cicatello, 29 anni; Cristoforo Famà, 34 anni; Daniela Giannone, 41 anni; Antonina Parroco, 41 anni; Giuseppe Romano, 24 anni e Angelo Trupia, 47 anni. Il testimone è stato interrogato anche dai difensori (nella lista, fra gli altri, gli avvocati Francesco Lumia, Salvatore Graci e Antonio Ragusa) che hanno formulato alcune domande per fare emergere che potrebbe essersi trattato di un inadempimento civilistico più che una truffa. Concetta Bucello, un'anziana donna di Sortino, in provincia di Siracusa, ha raccontato una vicenda simile. «Cercavo un'auto su internet e ho trovato un modello conveniente sul sito subito.it, ho chiamato il numero indicato e mi è stato chiesto di fare un pagamento su una postepay come acconto. Mi hanno dato appuntamento ad Agrigento per vedere l'auto. Sono venuta e dopo tre ore di strada non ho trovato nessuno, ho chiamato quel numero e il mio interlocutore mi disse che aveva avuto un problema e non poteva venire. L'appuntamento fu rimandato di 24 ore, feci altre sei ore di strada ma non venne nessuno e a quel numero non rispose più. A quel punto capii che ero stata truffata". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Il "giallo" di Canicattì: sentiti familiari e amici del 28enne morto, ritrovato il furgone

  • Scompare un pastore, scattano perlustrazioni e ricerche: ritrovato morto il 61enne

  • Traffico di cocaina dalla Calabria all'Agrigentino: tredici condanne

  • "Aggredita e derubata da tre minori", 50enne lotta tra la vita e la morte

  • L'asfalto cede ed il camion sprofonda, paura al Villaggio Mosè: intervengono i vigili del fuoco

  • Non c'è pace per i contribuenti morosi: in arrivo altri 24 mila avvisi di pagamento

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento