Spari contro i poliziotti mentre i tecnici collocavano le microspie, in aula il racconto dell'agguato

Il ventiduenne Paolo Greco avrebbe esploso dei colpi di pistola con il volto coperto dal passamontagna

Paolo Greco

"Di cca vi 'nnata ghiri": dopo l'invito ad andare via, nel cuore della notte, con un passamontagna in testa a coprirgli il volto, gli spari che sono proseguiti pure dopo l'intervento dei poliziotti che si erano posizionati all'ingresso della strada per assicurarsi che l'installazione delle "cimici" avvenisse senza intoppi.

Un poliziotto della squadra mobile, che quella sera ha partecipato all'operazione, che per poco non è finita in tragedia, racconta: "Ha alzato le braccia tese e ha mirato ai tecnici, poi ha fatto fuoco e siamo intervenuti". La deposizione, fra mille pause per problemi tecnici nel collegamento col carcere, alla fine viene interrotta e l'udienza salta per l'impossibilità di proseguire. Nel processo è imputato il ventitreenne Paolo Greco, arrestato l'8 marzo dell'anno scorso, alcune ore dopo, dalla polizia che riconobbe il modello di scarpe molto particolare con una striscia catarifrangente.

Il dibattimento è alle battute iniziali davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara. In una delle udienze precedenti un altro poliziotto, rispondendo al pubblico ministero Sara Varazi, aveva ricordato quella notte da far west. "Insieme ad alcuni colleghi - ha detto - siamo andati attorno alle 3 del mattino in via Gela, a Licata, per accompagnare i tecnici che dovevano collocare degli impianti di videosorveglianza in incognito nell'ambito di un'indagine per usura".

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L'agente non lo dice chiaramente ma l'inchiesta sembra fosse puntata proprio su Greco che abita in quella via e fu arrestato, nei mesi successivi, insieme al padre, proprio per quell'ipotesi di reato. Ieri un altro agente ha precisato un dettaglio fondamentale: "Ha puntato dritto l’arma verso i tecnici" - ha spiegato. 

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