Droga, la maxi inchiesta "Bazar": in 14 a processo per lo spaccio in trasferta

Oggi, doveva entrare nel vivo il dibattimento, davanti al giudice monocratico Ivana Vassallo, che, tuttavia, non ritenendo che rientrasse fra quelli la cui trattazione è obbligatoria, ha disposto un rinvio e fissato un mini calendario

Spaccio di droga in trasferta: la maxi inchiesta “Bazar”, che avrebbe disarticolato un giro di droga con punto di approdo a Licata, arriva pure al tribunale di Palermo con quattordici imputati, quasi tutti comuni alla prima indagine, già sfociata in diciassette rinvii a giudizio ad Agrigento.

Oggi, doveva entrare nel vivo il dibattimento, davanti al giudice monocratico Ivana Vassallo, che, tuttavia, non ritenendo che il processo rientrasse fra quelli la cui trattazione è obbligatoria, ha disposto un rinvio e fissato un mini calendario di due udienze: si torna in aula, salvo il prolungarsi dell'emergenza legata al Coronavirus, i prossimi 28 aprile e 19 maggio.

Sotto accusa: Giampiero Arrostuto, 41 anni, di Canicattì; Emanuele Marchione, 56 anni, di Licata; Antonio Truisi, 55 anni, di Licata; Giuseppe Tinnirello, 32 anni, di Palermo; Antonio Montana, 46 anni, di Licata; Vincenzo Bugiada, 46 anni, di Licata; Diego Pelonero, 46 anni, di Licata; Melchiorre Salvatore Alabiso, 46 anni, di Licata; Salvatore Paraninfo, 31 anni, di Licata; Calogero Incorvaia, 45 anni, di Licata; Santa Loredana Giorgio, 39 anni, di Canicattì; Giusy Manuela Angileri, 29 anni, di Marsala; Gisella Angileri, 34 anni, di Marsala e Luciano Bonvissuto, 33 anni, di Licata. 

Nessuno dei difensori (fra gli altri gli avvocati Angelo Benvenuto, Calogero Meli, Giuseppe Glicerio, Angelo Balsamo e Francesco Lumia) ha chiesto riti alternativi come l’abbreviato o il patteggiamento e il gup Alessia Geraci ha deciso il rinvio a giudizio. 

Il personaggio principale dell’indagine, svolta sul campo dai carabinieri, è Arrostuto. L’indagine nasce proprio da un’informazione dei militari che avevano appreso la circostanza che a Licata si era formato un nuovo gruppo di giovani pusher, capitanati da un pregiudicato con origini di San Cataldo di nome “Gianpiero o Piero”, il quale, con la complicità di altri pusher, faceva arrivare l’eroina a Licata passando anche da altre province, in questo caso Palermo. La droga sarebbe stata rivenduta al dettaglio, al prezzo medio per dose singola di 30 euro, da una fitta rete di spacciatori molto operativa sul territorio. Il 15 luglio del 2015 è scattata l’operazione con cinque persone che finirono agli arresti domiciliari e altre sei nei cui confronti fu disposto l’obbligo di dimora in provincia di Agrigento.

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Lo spaccio di eroina e cocaina, secondo l’accusa, veniva effettuato sull’asse Palermo – Canicattì – Licata. Lo stupefacente, secondo quanto ipotizza la Procura, veniva acquistato a Palermo e Canicattì, per essere spacciato a Licata dove sarebbe stato messo in piedi un gruppo di pusher pronti a rifornire al dettaglio la piazza.
 

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