"Sparano sulla slot machine e rapinano il bar": arrestato un 33enne

Secondo l'accusa, l'uomo è stato trovato in possesso della macchinetta scambia monete che stava provando ad aprire. I poliziotti lo hanno rintracciato seguendo il Gps

Un momento della conferenza stampa al commissariato di Licata e nel riquadro l'arrestato

Rapina a mano armata, e con esplosione di colpi d'arma da fuoco, in un bar del centro di Licata. Un uomo - Angelo Antona, 33 anni, di Licata - è stato arrestato dalla polizia. L'arresto è stato già convalidato dal giudice che ha disposto per l'indagato la custodia cautelare in carcere.

Erano le 23,30 circa di domenica quando, nel bar del centro di Licata, è stata messa a segno la rapina. Durante il colpo sono stati sparati, verosimilmente per farla aprire, contro una slot machine che i malviventi avrebbero provato a portare via, senza però riuscirci. Ad essere arraffata è stata però la macchinetta per lo scambio di monete, così come l'incasso - circa 400 euro - della giornata.

I poliziotti del commissariato di Licata, coordinati dal commissario capo Sergio Carrubba, sono arrivati sul posto in una manciata di minuti. Di coloro che avevano messo a segno il colpo non c'era però più alcuna traccia. L'attività investigativa è stata fulminea: subito gli agenti della polizia di Stato hanno iniziato a seguire il Gps che era collocato sulla macchinetta scambia monete. Una sorta di indagine "2.0" che ha permesso loro di localizzare il punto esatto in cui si trovava la macchinetta. Stando alle ricostruzioni ufficiali della polizia di Stato, quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno sentito il rumore del martello. A quanto pare, l'indagato stava - secondo l'accusa - provando ad aprire la macchinetta scambia monete. Il trentatreenne, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato in flagranza di reato. Il Gip, nelle ultime ore, ha convalidato l'arresto ed ha disposto la custodia cautelare in carcere. 

Ma le indagini dei poliziotti del commissariato di Licata non sono affatto finite. Impossibile, del resto, riuscire a pensare che il trentatreenne possa aver fatto tutto da solo. Verosimilmente, secondo l'ipotesi investigativa degli agenti del commissariato, il giovane aveva dei complici: gli stessi che si sarebbero allontanati con i 400 euro in contanti, l'incasso della giornata lavorativa, arraffati dalla cassa. Nella macchinetta scambia monete, che è stata recuperata dalla polizia, c'erano un migliaio di euro circa.  Fitto, anzi categorico, il riserbo sulle indagini che i poliziotti stanno sviluppando per riuscire ad identificare gli altri eventuali componenti del gruppetto che ha assaltato il bar.   

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