Operazione "Assedio", il gip: "Occhipinti presentò al mafioso gelese Rinzivillo i fratelli Spiteri"

Vincenzo Spiteri e Gabriele Spiteri, lo scorso 19 giugno quando scattarono i fermi, non furono destinatari di alcun provvedimento perché erano già detenuti per altra causa

Il magazzino di via Palma a Licata

Lo scorso 19 giugno, quando scattò il blitz "Assedio", i due indagati non furono destinatari del provvedimento di fermo di Pg. E questo perché erano già detenuti per altra causa. Adesso rientrano però fra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo Fabio Pilato. Si tratta di Vincenzo Spiteri e Gabriele Spiteri. "Nonostante le difficoltà incontrate dagli agenti delle operazioni d'intercettazione, sono stati ugualmente acquisiti numerosi elementi dell'inserimento dei fratelli Gabriele (inteso Rabele) e Vincenzo Spiteri - scrive il gip del tribunale di Palermo - nella famiglia mafiosa di Licata". 

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Il gip Fabio Pilato ha messo in evidenza "i rapporti ed incontri quasi quotidiani con Angelo Occhipinti presso il magazzino di via Palma e in particolare l'incontro del 16 maggio del 2018 quando - scrive il gip del tribunale di Palermo - si è svolta una fondamentale riunione tra Angelo Occhipinti, Giuseppe Puleri e i due fratelli Spiteri".

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"In quella riunione sono state affrontate varie questioni di chiara matrice mafiosa - spiega, nell'ordinanza di custodia cautelare, il Gip - e fra queste anche quella riguardante un'estorsione in danno di un soggetto non meglio identificato i cui proventi, destinati a fare fronte al pagamento delle spese legali della famiglie mafiose, erano stati riscossi e indebitamente trattenuti da Vincenzo Spiteri. Dallo sviluppo del dialogo si evince che al soggetto era stata estorta - scrive il magistrato - la somma di 1.500 euro mensile e l'ultima volta Vincenzo Spiteri si era fatto consegnare 3 mila euro come anticipo di due mensilità, appropriandosi anche dei proventi spettanti al Puleri e alla famiglia mafiosa di Campobello di Licata. Il Puleri - prosegue la ricostruzione del gip del tribunale di Palermo - pretendeva che l'Occhipinti convocasse Spiteri Vincenzo per la restituzione dei soldi e, dinanzi all'insistitenza, Occhipinti richiedeva l'intervento di Raimondo Semprevivo e Rabele Spiteri che contattava telefonicamente dopo il Puleri - scrive ancora il gip - si curava di disattivare temporaneamente il jammer". 

Estorsioni per pagare le spese legali delle "famiglie", ma spesso quei soldi sparivano

"A discapito dell'unicità dell'episodio contestato ai fratelli Spiteri - conclude il giudice per le indagini preliminari Fabio Pilato - si sottolinea che in esso sono ugualmente condensati tutti gli elementi tipici dell'attività mafiosa e dell'affectio societatis: la raccolta dei soldi provenienti da estorsioni da destinare alle esigenze della famiglia secondo una precisa regola di ripartizione che soltanto il capo famiglia può modificare, la violazione delle direttive da parte di un sodale che si appropria di alcune somme con iniziative personali non preventivamente concordate con gli altri e il puntuale richiamo del capo famiglia cui altro sodale si rivolge per ripristinare 'la legittimità' all'interno della vita associativa". 

Il gip del tribunale di Palermo ha condiviso "l'impostazione accusatoria laddove si afferma che il contenuto dei dialoghi rivela l'appartenenza certa dei due fratelli Spiteri al sodalizio mafioso, per la loro partecipazione 'ad un incontro riservato tra due esponenti di rilievo di calibro di Angelo Occhipinti e Giuseppe Puleri, e per il coinvolgimento - scrive il giudice per le indagini preliminari - nella trattazione di una questione - la competenza territoriale e gerarchica per la riscossione dei proventi di un'estorsione da destinare al sostentamento dell'associazione sub specie di pagamento dei legali dei sodali - assolutamente centrale e vitale per Cosa Nostra. L'appartenza alla famiglia mafiosa dei fratelli Spiteri si lega all'altro procedimento pendente - conclude il gip del tribunale di Palermo - essendo essi sottoposti alla custodia cautelare in carcere in forza di un'ordinanza del gip del tribunale di Caltanissetta nell'ottobre del 2018, quali partecipi di un'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dall'essersi avvalsi dell'appartenenza all'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra su articolazione territoriale riconducibile alla nota famiglia Rinzivillo di Gela. A prescindere dalla accertata partecipazione degli Spiteri all'associazione dedita al traffico di stupefacenti, ancora sub iudice, il dato che emerge - chiosa il gip Fabio Spitali - è che Occhipinti si sia fatto carico di 'presentare' al mafioso gelese Salvatore Rinzivillo i fratelli Spiteri. 'Presentazione' questa che in quanto promossa da un esponente mafioso di rilievo quale è Occhipinti ad un altro esponente mafioso di rango, offre - conclude il gip - una ulteriore conferma dell'appartenenza all'associazione mafiosa dei fratelli Spiteri".  

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