Giro di prostituzione al "Paradise", cliente in aula: "Le ragazze ci facevano solo compagnia"

Un cinquantenne spiega: "Non si spogliavano nè prostituivano, restavano con reggiseno e slip"

“Le ragazze erano vestite, nessuna si è mai prostituita né con me né con gli altri clienti del locale”. Vincenzo Vella, cinquantenne, frequentatore del locale licatese Paradise, attorno al quale sarebbe stato allestito un giro di squillo, difende gli imputati dell’inchiesta “Lenone 2”. Dopo l’audizione dei testi del pubblico ministero Emiliana Busto, davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli (a latere Enzo Ricotta e Antonio Genna) è stato ascoltato il primo teste della difesa. Sul banco degli imputati siedono: Angelo Incorvaia, 66 anni, di Licata; i rumeni Adriana Maria Cristina Radulescu, 35 anni, Costica Martinescu, 44 anni, Aurel Caruta, 34 anni, e Nicoleta Schiau, 31 anni; Carmelo Cani, 31 anni, di Palma di Montechiaro, e Angelo Schembri, 63 anni, di Licata. Le accuse ipotizzate sono di associazione a delinquere, sfruttamento e induzione alla prostituzione.

Per due imputati - Marinica Lacramioara “Anna” Pachitei, 36 anni, e Petre Alexandru Roman, 25 anni, entrambi rumeni - il processo è stato sospeso perché sono latitanti. “Negli anni scorsi – ha detto Vella rispondendo ai difensori (gli avvocati Antonio Montana, Gaspare Lombardo, Maria Licata e Mariolina Faraci) – ero un frequentatore del locale. Le ragazze intrattenevano i clienti chiacchierando ma non c’era niente di più”. Il pm Busto gli chiede di precisare come fossero vestite. “Avevano il reggiseno e le mutandine - ha risposto con un inevitabile imbarazzo - ma non il seno scoperto”. 
 

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