Un altro arresto per furto di corrente, avviate indagini sugli allacci

L’ipotesi è che a mettere la mani sui collegamenti abusivi sia qualche esperto: qualcuno che sappia benissimo come muoversi e che, magari, venga pagato dai “furbetti”

A parlare chiaro sono i numeri. Non passa ormai più una sola settimana senza che non si registrino almeno un paio di arresti per furto di energia elettrica. “Capoluogo” di quello che è un fenomeno emergenziale: Licata. Ancora una volta, infatti, proprio a Licata, i carabinieri della locale compagnia hanno scoperto un ennesimo allaccio abusivo alla rete elettrica. A finire nei guai, questa volta, è stato un tunisino di 37 anni. Un immigrato che è stato, dopo le formalità di rito, collocato – in attesa dell’udienza di convalida – agli arresti domiciliari.

Dovrà rispondere dell’ipotesi di reato di furto aggravato. I carabinieri e i tecnici dell’Enel, durante un controllo mirato, hanno trovato una serie di fili “volanti” che dall’abitazione da lui occupata arrivavano fino alla rete elettrica pubblica. Un allaccio di fatto grossolano che ha fatto scattare l’arresto. Neanche una settimana prima, a Licata, era stata arrestata – e posta ai domiciliari – una trentasettenne. Ed era stato il secondo arresto nel giro di neanche 24 ore, realizzato dai carabinieri, sempre per furto di energia elettrica.  

A Licata, soprattutto, continuano ad emergere – ad ogni controllo più o meno mirato - allacci abusivi che consentono di alimentare gratuitamente di corrente elettrica le abitazioni. I controlli vanno avanti, appare inevitabile. Ma non è escluso che possa anche scattare una sorta di attività di intelligence.

Perché c’è un’unica domanda alla quale i carabinieri, di Licata in questo caso, dovranno rispondere: chi li realizza tutti questi allacci abusivi? Non è possibile, del resto, che ogni cittadino – uomini e donne, anziani e giovanissimi – sia in grado di realizzare, anche se in maniera grossolana, allacci elettrici alla rete pubblica. Ci sono, inevitabilmente, dei rischi. E dunque l’ipotesi, più che scontata, è che a mettere la mani su questi allacci abusivi sia qualche esperto: qualcuno che, appunto, sappia benissimo come muoversi e che, magari, venga pagato pure dai “furbetti”.

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Perché la crisi finanziaria – che ha ridotto in ginocchio tantissime famiglie agrigentine – anche se è innegabile, non potrà mai essere la giustificazione (non lo è giuridicamente e neanche socialmente) di quello che altro non è che un reato: il furto aggravato. 

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