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Lavoro: il dolore di una generazione, la paura di essere dimenticati

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Inserito da Aldo Mucci 1 ottobre 2012

Comunicato Stampa

Ieri è venuta a trovarmi alla Cgil del Villaggio Mosè "G"una ragazza laureatasi due anni fa in biologia.Non aveva gli stessi occhi blù e gioiosi di quando mi portò la bomboniera rossa dentro il classico Tocco. (…) vengo da lunga giornata di attesa: seduta in una poltrona di pelle dal colore sbiadito che affonda il tuo corpo ed i tuoi pensieri. Ore di attesa per poi sentirsi dire frettolosamente: "le faremo saperelasci il suo curriculum.Quelle enormi porte laccate e nere, si chiudono dietro le speranze. Il giorno dopo è sempre più "pesante", ricominciare la ricerca di un lavoro. E i giorni passano, si fanno mesi,e si accende la paura che possano diventare anni. " G" come tanti altri lauretati, ha investito sul suo futuro, tante spese e tanti anni trascorsi nell'illusione che non fosse tempo perso, ma la costruzione di un futuro. (…) ho provato a cercare lavoro come insegnante,niente - ho provato come commessa, mi è stato detto con un sorriso appena accennato : troppa cultura,troppo sapere.Un paradosso direbbero i perbenisti intellettuali, ospiti fissi di comodi salotti televisivi . Facciamo subito una trasmissione, è un tema di attualità direbbe il "famoso"conduttore di turno,pensando all'audience. Sorride "G" - (…) pensa,non posso comprarmi nemmeno un telefonino a rate; non me lo fanno il finanziamento, la prima cosa che ti chiedono è la busta paga ed io non ho un contratto,di nessun genere. Continua "G" La settimana scorsa mi hanno chiamato per il solito sondaggio..ci siamo fatti un pò di risate io e la sondaggista..presumo lei fosse una laureata da call center.. Quel che resta della politica dovrà trovare in fretta delle soluzioni, il mio tempo se ne và. Stringo le mani di "G". Dobbiamo impegnarci di più, vigilare sull'operato del governo, sostenere chi lotta perché il lavoro diventi il primo punto del programma del Presidente del Consiglio Monti. Non abbiamo solo l'obbligo di ascoltare e non girarci dall'altra parte; abbiamo il dovere di non isolare il dolore di una generazione, che ha sulla pelle la paura di essere dimenticata.Una generazione,ostaggio del passato,prigioniera dei nostri errori. Questa triste storia è un'inno allo spreco sistematico di risorse e capacità che non può essere liquidato con qualche battuta infelice su bamboccioni, sfigati, amanti del posto fisso e simili, o la battuta infelice ma pensata dalla Ministra Fornero : "Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio".Quella di "G" è una voce che grida la situazione tragica del lavoro,ancora più tragica se vivi al sud. Al sud di un'Italia che parla poco di lavoro,a sud di un'Europa che non ci aspetterà a lungo.