Processo alla "cricca" di Lampedusa, consulente: "Nessuna spesa sospetta per Gabriele"

Giulio Arcara ha ricostruito il patrimonio dell'ex dirigente dell'Utc, ritenuto al vertice dell'organizzazione

Giuseppe Gabriele mentre intascherebbe una tangente

“L’ingegnere Giuseppe Gabriele aveva molte fonti di reddito, sui suoi conti correnti non confluiva solo lo stipendio del Comune di Ravanusa. Ogni spesa che ha sostenuto è proporzionata e legittima”. La “battaglia” fra accusa e difesa si sposta sul campo dei numeri. Ieri mattina, davanti al collegio di giudici presieduto da Giuseppe Miceli, con a latere Enzo Ricotta e Rosanna Croce, è stato ascoltato il consulente contabile Giulio Arcara. Il professionista è stato incaricato dall’avvocato Ignazio Valenza, difensore dell’ex dirigente dell’Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Gabriele, di redigere una relazione contabile.

Il processo, ormai vicino alla conclusione dell’istruttoria, è quello alla cosiddetta “cricca di Lampedusa” che avrebbe gestito appalti e lavori pubblici in maniera illegittima in cambio di tangenti. Arcara ha ricostruito per ore i movimenti contabili di Gabriele che, secondo il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella nasconderebbero tangenti e operazioni indebite. Nel mirino, fra le altre cose, l’acquisto di alcuni appartamenti che non troverebbero – sostiene l’accusa – una giustificazione alla luce dei redditi ufficiali. Uno di questi, in particolare, è stato comprato con 90 mila euro in contanti. “Non c’è nulla di strano – ha precisato Arcara – anche perché la rimessa per l’acquisto dell’appartamento proveniva dalla madre dell’ingegnere Gabriele”.

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