Caso Open Arms: "mancato rispetto dell'ordinanza del Tar", un esposto contro il prefetto Caputo

L'associazione giuristi democratici ha chiesto alla Procura di valutare eventuali ipotesi di "violazioni commissive o omissive" di rilievo penale. I legali della Ong, con un'altra denuncia, chiedono di procedere per sequestro di  persona, violenza privata e abuso in atti d'ufficio 

Il prefetto Dario Caputo con accanto il procuratore Luigi Patronaggio

L'associazione giuristi democratici ha presentato, in Procura, un esposto sulla condotta del prefetto di Agrigento Dario Caputo. Nel documento, secondo quanto si apprende, si denuncia il mancato rispetto dell'ordinanza del Tar del Lazio sulla gestione dello sbarco dei migranti e si chiede di valutare eventuali ipotesi di "violazioni commissive o omissive" di rilievo penale. Anche i legali della Ong spagnola hanno presentato, sempre in Procura, una denuncia "per ribadire - come spiegano all'Adnkronos - quanto già chiesto lo scorso 10 agosto, considerando il peggioramento delle condizioni sulla nave". Secondo i legali della Open Arms non sarebbe stato dato seguito alla ordinanza del Tar del Lazio che ha consentito alla nave di entrare nelle acque territoriali per consentire il soccorso immediato delle persone bisognose. I legali chiedono di procedere per sequestro di  persona, violenza privata e abuso in atti d'ufficio.

Il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, non rilascia dichiarazioni in merito all'esposto che è stato presentato, alla Procura di Agrigento, dall'associazione giuristi democratici nei suoi confronti. A dovere disporre lo sbarco dei migranti della Open Arms, anche dopo l'ordinanza del Tar del Lazio, avrebbe dovuto essere il Viminale. La Capitaneria di porto, intanto, per quanto di sua competenza, continua a garantire l'incolumità e la salute dei profughi, non appena vengono segnalate esigenze, ad effettuare le cosiddette evacuazioni mediche. 

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Appello della Ong spagnola 

"Giorno 15. Viviamo a bordo un'agonia insopportabile. 6 evacuazioni di emergenza in 2 settimane di calvario. Terra in vista e nessuna soluzione. I diritti delle 134 persone vengono calpestati ogni minuto di più. Se la política europea non sa trovare soluzioni, chi deve farlo?". Lo scrive su Twitter l'ong spagnola della Open Arms. Dopo le due evacuazioni mediche nel giro di sette ore, tutto è di nuovo in stallo. Dalla Open Arms, sempre via Twitter, poco dopo, è stato rilanciato: "Non possiamo più aspettare. Abbiamo bisogno di un porto subito". Poche ore dopo, sempre su Twitter, il fondatore di Open Arms ha scritto: "L'Italia non rispetta la sentenza del tribunale che afferma la necessità di assistenza immediata ed urgente. Peggio dei delinquenti, questa 
reclusione forzata viola le regole minime per il trattamento dei detenuti adottate dal primo congresso delle Nazioni Unite sul trattamento dei criminali".
 

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La testimonianza 

“Grazie a Dio siamo riusciti ad uscire dalla Libia e siamo salvi. Non mi importa dove mi portano in Europa, niente può essere peggio di quello che abbiamo passato”. Lo ha detto, secondo quanto riporta l'ong spagnola di Open Arms, Milka, 18 anni, evacuata ieri dalla nave. Si tratta di una giovane donna che ha trascorso due anni in Libia.

Bruxelles: interveniamo se richiesto  

La Commissione Ue "accoglie con favore la solidarietà mostrata da sei Stati membri" favorevoli ad accogliere parte dei migranti della Open Arms, ed è "molto grata della collaborazione di Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna". Ma ancora non ha ricevuto richiesta di aiuto dagli Stati membri e quindi "resta pronta a fornire coordinamento e sostegno operativo sul terreno non appena ci verrà richiesto e non appena si sarà trovata una soluzione sullo sbarco". Lo ha detto, secondo quanto riporta l'Ansa, un portavoce della Commissione, ricordando che "la situazione di persone bloccate in mare è insostenibile e ci ricorda ancora una volta che serve urgentemente una soluzione stabile per assicurare che le persone possano sbarcare rapidamente e in sicurezza e avere l'assistenza che serve". La portavoce ha precisato che "non è responsabilità di uno o due Stati membri, ma di tutta l'Unione".

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"Nel frattempo invitiamo gli Stati membri a facilitare e a compiere progressi su soluzioni temporanee" per quanto riguarda la Open Arms e le altre imbarcazioni ancora in mare con a bordo migranti, come la Ocean Viking. "La Commissione è pronta a sostenere operativamente e finanziariamente" le soluzioni che i Governi vorranno mettere in campo, ha aggiunto. Per quanto riguarda l'emergenza attuale, però, Bruxelles non ha molto margine di manovra: "Lo sbarco non è competenza della Commissione. Quello che possiamo fare è trovare una soluzione per la redistribuzione dei migranti, e questo crea le condizioni per prendere le decisioni sullo sbarco". Ma "procediamo solo con una richiesta formale" dei Governi, che finora non c'è stata - ha concluso il portavoce - .

 

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