"Messinscena dopo l'incidente mortale", chiesti cinque rinvii a giudizio

L'auto sarebbe scivolata dopo avere tolto inavvertitamente il freno a mano uccidendo un uomo che era seduto sul marciapiede: per occultarlo sarebbe stato spostato il mezzo e lavato il pavimento dal sangue

Il marciapiede lavato con l’idropulitrice, l’autovettura spostata e sostituita con un’altra che, addirittura, venne danneggiata per far sembrare che fosse quella coinvolta nel sinistro. Che ci fosse qualche stranezza nella dinamica dell’incidente in cui perse la vita, il 27 aprile dell’anno scorso, il sessantacinquenne Giovanni D’Ippolito, di Lampedusa, si era capito fin dagli istanti immediatamente successivi.

Le indagini, svolte sul campo dai carabinieri, con il coordinamento della Procura, lo hanno confermato in seguito, grazie soprattutto, alla visione dei filmati della videosorveglianza dell’officina dell’autonoleggio dove, secondo l’accusa, si vedrebbe chiaramente il tentativo di depistaggio. La tragedia consumatasi all’incrocio fra via Verdi e via Eleonora Duse“

I presunti protagonisti della messinscena e alcuni isolani che avrebbero cercato di coprirli finiscono a processo. Il pubblico ministero Alessandra Russo ha chiesto il rinvio a giudizio di Fabio Messina, 30 anni; Domenico D’Agostino, 47 anni; Faouzi Zouabi, 55 anni; Erminio Votano, 60 anni e Carmelo Annibale, 39 anni. Messina e D’Agostino (difesi dagli avvocati Maurizio Buggea e Salvatore Pennica) sono accusati di omicidio colposo. D’Agostino, titolare della ditta “D.A.G. autonoleggio”, avrebbe consentito a Messina, operaio in prova dell’attività, di manovrare un’auto ad accensione elettrica, parcheggiata in discesa, “non revisionata e senza un costante controllo”. Durante le operazioni di lavaggio, per un errore sarebbe stato disinserito il freno provocando lo scivolamento della vettura fino al marciapiede di fronte dove era seduto D’Ippolito che restò ferito in maniera molto grave e morì dopo due giorni all’ospedale Villa Sofia di Palermo.

L’auto che investì, uccidendolo, D’Ippolito, sarebbe stata spostata e messa in un parcheggio. Il marciapiede venne ripulito del sangue con l’idropulitrice e, sul posto, venne posizionata un’altra auto (per ragioni da mettere compiutamente a fuoco, forse perché l’altra non era revisionata) dopo averla ammaccata per rendere credibile la circostanza. Questa circostanza, per Zouabi, Votano e Annibale integrerebbe anche, secondo il pm, il reato di favoreggiamento. L’udienza preliminare, davanti al gup Luisa Turco, è in programma il 10 febbraio. 

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