Il marinaio morto nel naufragio del peschereccio, sopravvissuto in aula: "Mi sono aggrappato a una bombola"

A causa dell'inabissamento del "Giacomo Maria" perse la vita il cinquantunenne Francesco Solina

La vittima, Francesco Solina

"Stavo dormendo in cuccetta e mi sono svegliato vedendo il peschereccio inclinato, ho preso il cellulare e chiamato gli armatori. Nel giro di un quarto d’ora la barca si è completamente ribaltata e siamo finiti in mare. Sono riuscito ad aggrapparmi a una bombola e sono sopravvissuto nell'attesa che venissero i soccorsi”. A testimoniare, davanti al giudice monocratico Wilma Angela Mazzara, è uno dei superstiti del peschereccio “Giacomo Maria”, naufragato il 3 gennaio 2017 a dodici miglia da Lampedusa.

Quella notte uno dei marinai a bordo - il cinquantunenne Francesco Solina - morì perchè, secondo quanto ipotizza l'accusa, il comandante del peschereccio naufragato non avvisò prontamente i soccorsi, l’equipaggio non era correttamente composto, tanto da avere all’interno due componenti irregolari privi di competenza a gestire situazioni di soccorso, e non aveva tutte le dotazioni di sicurezza.

Sul banco degli imputati, con l'accusa di omicidio colposo, Daniele Minio, 32 anni, comandante del peschereccio e il padre Giacomo, 62 anni, armatore dell’imbarcazione. 

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