"Incendia auto per costringere negoziante a pagare il pizzo", pena ridotta

Un episodio di estorsione è stato riqualificato in incendio, la condanna per il 43enne Cono Cucina è stata rideterminata in 3 anni e 7 mesi

Un episodio di estorsione è stato riqualificato in incendio e la condanna viene leggermente ridotta: tre anni e sette mesi di reclusione a Cono Cucina, 43 anni, di Lampedusa, accusato di avere chiesto la “messa a posto” al titolare di un’impresa di autonoleggio proprio all’indomani dell’incendio di quattro autovetture della propria attività.

La quarta sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Mario Fontana, accogliendo in parte il ricorso dell'avvocato difensore Daniele Re, ha ridotto la condanna a quattro anni e dieci giorni di reclusione che il giudice monocratico di Agrigento Gianfranca Claudia Infantino, il 19 maggio dell'anno scorso, aveva deciso per i reati di estorsione, incendio e detenzione illegale di arma.

Cucina è stato arrestato il 21 novembre del 2015. L'uomo, secondo la ricostruzione dell’episodio, aveva chiesto a un imprenditore, titolare di una ditta che noleggia autovetture, 200 euro per “essere messo a posto”. La richiesta sembrava arrivare al momento giusto, visto che il giorno prima aveva subito l’incendio di quattro autovetture del proprio deposito. Il titolare dell’azienda, invece, non ci pensò due volte ad avvisare i carabinieri. I militari si appostarono e lo fermarono dopo che la presunta vittima delle richieste estorsive, titolare dell’attività di via Eleonora Duse, gli aveva teso un tranello fingendo di volere prendere un appuntamento per pagare. Al momento della consegna del denaro i carabinieri hanno arrestato Cucina.

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