Braccianti "venduti" in campagna per 3 euro all'ora, le vittime negano in aula e finiscono sotto inchiesta

Incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta "Ponos": due donne smentiscono i fatti in maniera clamorosa e finiscono nei guai per falsa testimonianza

La Procura voleva sentire le vittime dell’organizzazione dedita al “caporalato” per “inchiodare” i loro aguzzini. Due delle tre presunte “schiave”, che sarebbero state costrette a lavorare in campagna per tre euro all’ora, in condizioni di vita e lavorative pessime, invece, negano tutto e smentiscono, in maniera plateale e poco credibile,  qualsiasi circostanza anche pacifica. Da vittime e potenziali accusatrici sono, presto, diventate indagate: il pubblico ministero Gloria Andreoli ha chiesto la trasmissione degli atti al suo stesso ufficio per metterle sotto inchiesta per falsa testimonianza.

La loro deposizione era stata sollecitata, con le forme dell’incidente probatorio, una sorta di parentesi del dibattimento nella fase delle indagini che avviene in contradditorio fra le parti. Le due presunte "schiave" dell'organizzazione, di nazionalità ucraina, sono state sentite, davanti al gip Stefano Zammuto.  

L’operazione, eseguita dai carabinieri, è scattata l’8 novembre con otto fermi di indiziato di delitto. Il gip Stefano Zammuto non ha convalidato il provvedimento ritenendo che non vi fosse il pericolo di fuga ma ha applicato delle misure cautelari. 

Per altri tre indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari, per due l'obbligo di dimora nel Comune di residenza e per uno solo dei fermati era stato applicato l'obbligo di firma. Vera Cicakova, slovacca, 59 anni e la figlia Veronika, 37 anni, ritenute a capo dell'organizzazione, restano in carcere. Ordinanza di arresti domiciliari per tre indagati: Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro; Rosario Burgio, 42 anni, di San Cataldo e Inna Kozak, 26 anni, ucraina, ancora ricercata. Obbligo di dimora nel comune di residenza ai rumeni Neculai Stan di 62 anni e Vasile Mihu di 43 anni. Il semplice obbligo di firma quotidiano, infine, era stato disposto per il pizzaiolo Emilio Lombardino, 46 anni di Porto Empedocle.

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