Il colonnello Mario Mettifogo: "L'Enel è la vera parte lesa"

Determinanti le intercettazioni, sia ambientali che telefoniche. Il comandante provinciale dei carabinieri: "Questa indagine è fondata al cento per cento sulle intercettazioni, senza le quali non si sarebbe arrivato a niente"

Il colonnello dei carabinieri Mario Mettifogo

"Rispetto alla norma in cui troviamo quotidianamente le persone che, poi, denunciamo per furto di energia elettrica, qui non ci troviamo di fronte ad aggiustamenti artigianali fatti in qualche modo in situazioni, spesso, di degrado, di difficoltà economica. Invece, in questo caso, la situazione non è questa. In questo caso, possiamo togliere del tutto la giustificazione della difficoltà economica: 'Non ho i soldi per pagare la bolletta'. Qua siamo di fronte ai privati che hanno i soldi per pagare il prezzo della corruzione dell'incaricato di pubblico servizio qual è l'inviato dell'Enel". Lo ha detto il colonnello Mario Mettifogo, a capo del comando provinciale dei carabinieri, all'inizio della conferenza stampa per l'operazione denominata "Alta tensione".

"Quindi i soldi ci sono. Non è un problema di difficoltà economica, è un problema proprio di compiere un illecito. L'Enel ha collaborato pienamente in tutta questa attività. L'Enel distribuzione - ha tenuto a sottolineare il colonnello Mario Mettifogo - è la parte lesa vera di questa indagine. L'indagine ha riguardato alcuni casi di privati e di attività commerciali, anche nel centro di Agrigento. Riteniamo che però il fenomeno sia molto più diffuso di quanto è stato accertato da questa indagine ed ha disvelato una parte della realtà. Ma noi riteniamo che la parte più ampia resti ancora nascosta".

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Determinanti, ancora una volta, le intercettazioni, sia telefoniche che ambientali. "La parte essenziale di tutta l'indagine - ha chiarito lo stesso colonello Mettifogo - sono le intercettazione. L'indagine è fondata al cento per cento sulle intercettazioni, senza le quali non si sarebbe arrivato a niente. E' la dimostrazione dell'utilità di questo mezzo di indagine ancora oggi. Nella realtà dei fatti dovrebbe essere uno strumento un po' scontato. Uno strumento che dovrebbe aver perso la sua validità. Invece, in questo caso, vediamo come ha funzionato perfettamente ed ha permesso di ottenere i risultati. Al di là delle misure cautelare emesse - ha aggiunto il colonnello Mario Mettifogo - che sono il divieto di dimora, e che non sono misure cautelari coercitive, la situazione emersa dalle indagini è grave". 

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