"Imposta di soggiorno usata per spese di rappresentanza" scoppia il caso "pigne"

Piccoli gadget in ceramica sono stati acquistati per i gruppi che parteciperanno al Mandorlo in fiore, ma i soldi arrivano dalla tanto contestata tassa, attacco del Movimento 5 Stelle

Una pigna in ceramica tradizionale siciliana

Utilizzo degli incassi dell'imposta di soggiorno: dopo le polemiche per i lavori di riqualificazione di via Cesare Battisti scoppia il caso della "pigna".

Sì perché nei giorni scorsi il Comune ha disposto una spesa di 1.760 euro per l'acquisto di 85 pigne in ceramica realizzate a mano "simbolo fin dall'antichità di fortuna e prosperità in Sicilia". Per farne cosa? Gli oggetti costituiranno un piccolo regalo per i gruppi del prossimo Mandorlo In Fiore, dato che, dice l'ente, "è consuetudine che il sindaco incontri le delegazioni dei gruppi rappresentanti i patrimoni del'Unesco, per un saluto e uno scambio di doni"

Fin qui niente di particolare se non che le risorse arrivano dall'imposta di soggiorno, con i fondi che, a quanto pare, si continuano ad indicare come bloccati ma possono essere spesi in dodicesimi, anche se per piccole spese. 

Utilizzo fondi imposta di soggiorno, operatori turistici sul piede di guerra

Quanto basta per far scoppiare la polemica. "Nel regolamento dell'imposta - dice la consigliera M5S Marcella Carlisi - è scritto che gli interventi in materia di turismo sono 'da finanziare attraverso un apposito piano di utilizzo, sviluppato con la consulenza della consulta del turismo' che non si è ancora costituita. Ad oggi - continua - non si hanno notizie del piano di utilizzo che non è citato nell’atto di finanziamento della spesa". Secondo Carlisi, nelle more della costituzione della consulta (che potrebbe comunque già iniziare a lavorare) "il sindaco ha, invece, cominciato a prelevare dal gruzzoletto i primi soldi per spese che sono di rappresentanza e che non hanno niente a che vedere con la promozione turistica della città di Agrigento, non essendo nemmeno creati dai nostri artigiani.  Il regolamento della tassa - continua - che è una tassa di scopo, prevede che i soldi possano essere spesi per obiettivi ben precisi tra cui non rientra nemmeno la 'riammattonatura' e la 'fontanizzazione' di via Cesare Battisti,
finanziata coi soldi del 2018. Sarebbe il caso - conclude - che gli operatori del turismo controllassero come vengono spesi i soldi che raccolgono insieme alle proteste per una città senza servizi. In attesa del Mandorlo in fiore non sarebbe stato meglio dotare la città di gabinetti pubblici funzionanti?".

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