L'Ati a caccia di risorse idriche, ma "i Comuni 'ribelli' non collaborano"

La relazione realizzata dall'assemblea territoriale mirava a conoscere esattamente la quantità d'acqua presente in provincia

(foto ARCHIVIO)

"Ad eccezione della concreta collaborazione di pochi comuni, non si è potuto riscontrare in altri una fattiva compartecipazione finalizzata alla realizzazione di detto progetto”. L'assemblea territoriale idrica non usa mezzi termini nel criticare l'operato dei cosiddetti Comuni "ribelli", che, sebbene più volte contattati ufficialmente, non hanno in larga parte mai fornito la portata, la profondità e gli altri aspetti tecnici  delle fonti presenti sui loro territori.

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L'Ati aveva avviato nei mesi scorsi un'attività di monitoraggio delle risorse idriche presenti sul territorio provinciale Comuni “non consegnatari”, tra l’altro, oltre a non avere autorizzazioni con lo scopo di cercare di "liberare" l'ambito dalla dipendenza totale da Sicilia Acque e Tre Sorgenti, puntando a valutare la sfruttabilità di sorgenti e pozzi già noti (e magari sottoutilizzati) o abbandonati. Una ricerca che ha portato anche ad alcuni risultati (come l'individuazione di almeno 150 litri secondo d'acqua recuperabili con alcuni investimenti a fronte di 250 necessari per svincolarsi dal sovrambito) ma che è stata l'occasione anche per levarsi qualche sassolino dalle scarpe.

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L'Ati infatti farebbe presente che ad oggi i sindaci non consegnatari che autogestiscono l'acqua sarebbero sprovvisti delle autorizzazioni del Genio civile per l'uso delle sorgenti, non avrebbero installato i misuratori di portata sulle fonti (che consentirebbero di misurare quanto viene prelevato) e vi sarebbe anche un problema con i canoni di concessione che “non vengono regolarmente versati, tant’è che, in alcuni casi, viene attivata addirittura la riscossione coatta tramite Serit Sicilia”.
 

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