Coronavirus, il grido d'aiuto di Gerlando: "Sono bloccato ad Antigua, le medicine stanno finendo"

La testimonianza dell'empedoclino è stata raccolta da AgrigentoNotizie. Lo chef, che si trova ai Caraibi per lavoro, non riesce più a fare ritorno in Italia

Gerlando Cappello

"Sto passando l’inferno, qualcuno mi aiuti". E’ questo il grido d’allarme di Gerlando Cappello, empedoclino che oggi si trova bloccato ad Antigua, un’isola dei Caraibi. Gerlando, che di professione fa lo chef, si è visto cancellare due voli a causa del Coronavirus.

"Ho provato a partire per il Canada sfruttando una coincidenza, ma non accettano passaporti italiani. Ho anche scritto al ministro Di Maio, io non so più cosa fare”.

Gerlando Cappello si trova ad Antigua per delle consulenze ristorative. "Non solo il solo ad essere bloccato qui – racconta ad AgrigentoNotizie – sono circa 300 gli italiani che non possono tornare. Ho bisogno di aiutare la mia famiglia”.

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Abbiamo chiesto a Gerlando Cappello semmai fosse riuscito a parlare con il Consolato italiano ai Caraibi. “Si, certo. Mi hanno detto che non possono fare nulla, devo aspettare. Non mi hanno dato un margine di tempo. Io – dice Gerlando ad AgrigentoNotizie – ho necessità di prendere dei farmaci, peraltro stanno anche finendo. Senza risorse economiche io non so quanto ancora potrò sopravvivere”.

E’ un grido di disperazione quello dell’empedoclino che nella vita è sposato ed ha due figli. “Vivo a Favara, la mia famiglia ha bisogno di me. Mi trovo ad Antigua, per lavoro, da cinque mesi. Credetemi io sto chiedendo aiuto a tutto il mondo, è come se nessuno mi sentisse. Qui non c’è neppure un ospedale attrezzato, non so se qualcuno ha presente le condizioni in cui si vive ad Antigua. Se ho paura? Non voglio fare preoccupare le persone che mi aspettano a casa. Ho un papà di 85anni, ed ha bisogno di me”.

Gerlando, quanto pensi di potere resistere ancora? “Io dovevo arrivare in Italia venerdì scorso, finalmente dovevo abbracciare la mia famiglia. Ho cambiato non so quante destinazioni pur di trovare la combinazione esatta che mi facesse arrivare in Italia.  Ho provato anche a fare un biglietto per NewYork, ma non si può. Il consolato italiano ai Caraibi mi ha detto che devo attendere qui qualche mese. Capite? Qualche mese.  Io sono rimasto con 400 dollari, due pacchi di medicine e vivo in un hotel che tra cinque giorni chiuderà. E’ vuoto a causa del Coronavirus. Odio stare fuori così tanto tempo, per me non è vacanza, io lavoro. Mia moglie si trova a diecimila chilometri da me, con due figli piccoli. Come posso stare tranquillo? E’ come se nessuno mi ascoltasse, credetemi è una situazione terribile. Non voglio visibilità, vorrei solo essere aiutato".

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Gerlando Cappello parla dall’altra parte del mondo, l’emergenza Covid 19 non gli permettere di raggiungere l’Italia, dunque la Sicilia e la sua Favara. La paura è tanta ma Gerlando ha solo voglia di tornare. "Ho anche scritto al ministro Di Maio, ma cosa posso fare ancora…" Il suo grido d’allarme parte da lontano per una situazione che merita attenzione. Insieme all’empedoclino Gerlando, secondo quanto da lui riferito, ci sarebbero altri 300 italiani. Persone bloccate ad Antigua.

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