Sea Watch, l'hashtag "FreeCarola" spopola sul web: è record di donazioni

Il capitano, rischia fino a dieci anni di carcere. Sono tantissime le persone che in queste ore stanno sostenendo la capo missione

Carola Rackete

A poche ore dall’arresto di Carola Rackete, “capitana” della Sea Watch, sono diverse le persone che si sono schierate dalla parte della 31enne. La donna, dopo 17 giorni in mare, ha forzato il blocco ed è approdata al porto di Lampedusa. La giovane donna ha anche speronato una vedetta della Guardia di finanza. Dalla parte della capitana, sono diverse le associazioni. Una su tutte è quella di “Mediterranea Saving Humans”. Intanto, le donazioni, toccano quota 300mila euro. 

“Carola Rackete è stata arrestata, colpevole di essere entrata in porto per sbarcare persone sofferenti, di cui lei ha la prima responsabilità. Non poteva fare altrimenti. Ancora una volta il nemico è chi soccorre in mare e chi fa quello che governi e istituzioni europee non fanno violando tutte le leggi e le convenzioni: tutelare i diritti umani. Queste le parole pubblicate dai volontari di Mediterranea. In queste ore, Carola Rackete, si trova nella caserma della Guardia di finanza. La donna è in stato di fermo.

Il capitano, rischia fino a dieci anni di carcere. Sono tantissime le persone che in queste ore stanno sostenendo la capo missione della Sea Watch. Un sostegno, che è diventando un hastag di tendenza.

“FreeCarola”, è questo il claim con il quale migliaia di persone sui social stanno difendendo dagli attacchi, la 31enne tedesca. A sostegno della giovane donna anche don Carmelo La Magra. Parroco di Lampedusa. Non solo, ad intervenire sono stati anche i laici comboniani di Agrigento.

“Grazie al coraggio della comandante Carola Rackete ed al sostegno dei tanti gruppi che in questi giorni si sono adoperati per lo sbarco dei migranti sulla Sea Watch, quest'obiettivo è stato raggiunto. Una volta approdati a terra e venendo quindi a mancare le motivazioni per manifestare, il sit-in previsto stasera viene revocato. Tuttavia, come organizzazioni promotrici siamo convinti che sia necessario continuare a tenere alta l'attenzione sui temi dei diritti umani e del diritto alla vita. La vicenda della Sea Watch è l'ennesima dimostrazione del fatto che l'Italia, in questo momento sia governata da soggetti che stanno proponendo una politica assolutamente non in grado di coniugare sicurezza e diritti e piuttosto che trovare soluzioni, l'unica cosa che sanno fare è alimentare odio in forza della propaganda a discapito dei diritti degli esseri umani”.

Sono in vendita, in queste ore, delle maglie utili a raccogliere i fondi per sostenere le spese legali alla quale dovrà ricorrere la “capitana”.65280442_2263925557032566_8755467274447486976_n-2

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