Il design come stile di vita, l'agrigentino Francesco Mazzarella: "A Londra mi sento vivo"

Il nostro volto della settimana si è raccontato senza tanti giri di parole. Non ha usato filtri ed ha raccontato se stesso e le sue ambizioni, ma anche il rapporto speciale con la sua città

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

A spazzare la malinconia a volte ci sono i risultati raggiunti. La posizione sociale in un posto che non è casa, ma che per forze maggiori, dovrà diventarci. Torino come prima tappa e poi l’Inghilterra, Londra. Il nostro volto della settimana si chiama Francesco Mazzarella. E’ un talento del design con il sangue agrigentino nelle vene e nel cuore. La sua storia parla racconta una gavetta vera ed un risultato finale tutto da vivere.

Raccontaci la tua storia

"Forse non tutti capiscono appieno di cosa mi occupo ma, in due parole, sono un ricercatore e docente universitario in Design. Vivo a Londra, anche se attualmente la mia vita lavorativa si snoda tra la capitale inglese e Lancaster, una città al nord-ovest dell’Inghilterra. Infatti, al momento lavoro sia al Centre for Sustainable Fashion (un centro di ricerca presso la University of the Arts London, in Oxford Circus a Londra) dove mi occupo di attivismo nel design per la sostenibilità nella moda, e in Imagination (un gruppo di ricerca presso la Lancaster University) dove sono parte di un team che lavora a stretto contatto con il ministero britannico per la ricerca nelle Arts & Humanities per promuovere strategicamente il Design, soprattutto il design per il cambiamento socio-economico. Sono arrivato a Londra dopo tanti anni di studi e di lavoro in giro per il mondo. Ho lasciato Agrigento all’età di 18 anni quando ho deciso di studiare Disegno Industriale al Politecnico di Torino. Parallelamente alla mia laurea magistrale in Ecodesign al Politecnico di Torino, ho seguito per un anno un master presso l’Alta Scuola Politecnica (un programma multidisciplinare che connette il Politecnico di Torino e quello di Milano). A quei tempi, avevo anche deciso di ampliare ulteriormente la mia formazione in Design effettuando dei periodi di studi all’estero (in Olanda per un semestre da studente Erasmus, e in Brasile dove ho sviluppato la mia tesi di ricerca in Design per l’innovazione sociale con le comunità di artigiani). All’indomani della mia laurea magistrale, nel 2013, nonostante già lavorassi part-time in uno studio di Design a Torino e avessi investito tanto nel mondo del Design tramite collaborazioni con vari enti e organizzazioni locali, mi sono dovuto scontrare con la triste realtà italiana della precarietà nei contratti lavorativi. Così, non potendo avere alcuna prospettiva professionale più stabile, ho dovuto ripartire da zero, andando a lavorare in un’azienda multinazionale a Budapest, in un contesto a me completamente nuovo. Mi sono però presto accorto che quella non era la mia strada, e nel cercare altre prospettive lavorative, ho ritrovato me stesso nel mondo della ricerca accademica in Design. È così che nel 2014 mi sono trasferito in Inghilterra, dove ho intrapreso un dottorato di ricerca alla Loughborough University, specializzandomi in Design per l’innovazione sociale e la sostenibilità, nel settore dell’artigianato tessile. È stata un’esperienza complessa, ma sicuramente arricchente sotto tanti punti di vista, che mi ha permesso di andare anche a città del Capo in Sudafrica per collaborare con un collettivo di artigiani tessili, e mi ha aperto tanti orizzonti. Infatti, prima ancora di finire il PhD, ho iniziato ad insegnare in diverse università inglesi e ho stabilito la mia posizione attuale da ricercatore universitario".

- Perché hai scelto di lasciare la tua città?

"Sin da piccolo avevo un’innata natura creativa e ricordo che le mie ambizioni da bambino erano quelle di diventare un artista, poi un architetto, finché non ho conosciuto il mondo del Design e ho capito che quella era la professione fatta apposta per me, che mi avrebbe permesso di mettere in pratica sia la mia creatività che la mia logica progettuale. Effettuare questa scelta non è stato un percorso lineare; ricordo che durante l’ultimo anno al liceo classico ‘Empedocle’ mi piacevano tutte le materie per cui non era chiaro quale percorso universitario intraprendere. Guardandomi intorno, comunque, avevo facilmente capito che Agrigento non mi avrebbe potuto offrire un percorso di studi universitari adatto ai miei interessi, e tanto meno mi avrebbe potuto offrire molti sbocchi lavorativi. Ricordo ancora che invece di andare con tutti i miei compagni di classe in gita in Russia, ho deciso piuttosto di partire con una mia amica ed andare all’Open Day del Politecnico di Torino, e fu così che il mio interesse per il Disegno Industriale si è cristallizzato. In questo, è stato fondamentale l’appoggio dei miei zii e soprattutto l’esperienza esemplare di mio zio che alla mia stessa età, ma circa 40 anni prima, aveva lasciato la Sicilia per andare a studiare Ingegneria presso il Politecnico di Torino. Così, quella scelta tanto difficile di lasciare la mia terra per affrontare un complesso percorso di studi in una città completamente nuova, diventava sicuramente più fattibile". 

- Ti manca la tua città?

"Onestamente devo ammettere che a Londra posso avere tutto quello che voglio, o quasi. Eppure, sicuramente mi mancano le cose più semplici, come la bellezza del mare il sole, i mitici tramonti agrigentini, il cibo di qualità, il gelato al pistacchio, per non parlare della mia famiglia, delle persone a me care che non ci sono più, e dei miei amici. Scrivo questo proprio mentre sono in viaggio di ritorno dalle vacanze estive in Sicilia verso Londra, e la vista della campagna siciliana e l’aria calda che mi avvolge, lasciano in me un’emozione indelebile, e devo ammettere anche una certa rabbia sapendo già che all’arrivo a Londra possibilmente mi aspetterà la pioggia e sicuramente molti gradi in meno. Ebbene, sono proprio questo legame innato e queste emozioni inspiegabili che alimentano in me l’amore per la mia terra, che mi porto dentro, ovunque io vada e che mi spingono a ritornare sempre in vacanza ad Agrigento, puntualmente in agosto ogni anno.


- Cosa cambieresti della tua città? 

"Purtroppo, cambierei tante cose. Vorrei che ci fossero molte più opportunità di lavoro e prospettive per i giovani, che ci fosse molta più meritocrazia e rispetto per chi lavora. Vorrei che ci fosse molta più umiltà e voglia di fare, e al tempo stesso meno preoccupazioni inutili per l’apparire e il criticare gli altri. Vorrei che ci fosse molta più apertura mentale, meno provincialismo, e maggiori connessioni con il resto del mondo. Vorrei che i servizi pubblici fossero molto più efficienti e che non si debba andare avanti a forza di raccomandazioni o conoscenze, ma che sia la città che i suoi abitanti siano più ‘puliti’. Ecco, purtroppo mi sa che sto descrivendo una realtà completamente opposta a quella attuale di Agrigento, e sto dipingendo una città ideale che porta i tratti più belli di tutti i luoghi al mondo in cui ho vissuto, ma sicuramente terrei in questo posto il sole e il mare agrigentino, la ricchezza storica della nostra isola ed il calore umano delle persone". 


- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Da insegnante universitario mi trovo spesso a dover dare consigli ai giovani e il mio messaggio solito è quello di effettuare un percorso di scoperta interiore di sé stessi, delle proprie propensioni e delle proprie passioni, un po’ come ho fatto io, e al tempo stesso di essere aperti a confrontarsi con altri nel delineare il proprio percorso. Di conseguenza, vorrei consigliare ai giovani agrigentini di non limitarsi a fare le scelte più facili e vicine a casa, e di non smettere mai di inseguire i propri sogni, perché anche se questo richiede tanti sacrifici, alla fine la soddisfazione di potersi realizzare sarà infinita. Sono consapevole che non tutti possono permettersi di sognare, ma devo ammettere che neanche io avevo tutte le risorse facilmente a disposizione per arrivare dove sono. Sono partito da zero e credo di aver fatto tutto abbastanza da solo, semplicemente seguendo i miei interessi e progettando percorsi di studio e di lavoro che mi permettesse di realizzarmi. Così, vorrei consigliare a tutti gli agrigentini di smettere di lamentarsi per la mancanza di lavoro, ma di apprezzare quello che si ha, anche se poco, e sviluppare delle passioni personali e uno spirito imprenditoriale per cambiare ogni situazione. Sicuramente vorrei consigliare ai giovani come me di essere curiosi, di viaggiare, di imparare altre lingue e soprattutto l’inglese, di aprirsi a nuove culture e sviluppare nuove forme mentali e capacità critiche per diventare artigiani del proprio destino e di un mondo futuro migliore. Infine, vorrei sottolineare che ogni tanto forse un po’ invidio quelli che restano in Sicilia, e a questi giovani agrigentini vorrei consigliare di continuare a lottare per cambiare le cose, con quel coraggio che forse io non ho avuto, decidendo di lasciare la mia terra invece di trasformarla. Ma spero che qualcuno riesca a farlo".


-  Sogni di tornare?

"Devo ammettere che questa domanda mi mette un po’ in imbarazzo, e forse mi fa anche un po’ sorridere. Non vorrei sembrare troppo cinico, ma sinceramente non sognerei mai di lasciare tutto quello che ho costruito nella mia vita a Londra per tornare nuovamente ad Agrigento, perché il mio lavoro qui non esisterebbe, non riuscirei a tollerare l’inefficienza e la mancanza di rispetto che spesso vedo nel mondo del lavoro in Italia e in Sicilia. Inoltre, ad Agrigento non sarei più stimolato culturalmente, non avrei modo di praticare le lingue straniere che io parlo, quali l’inglese e il portoghese, e avrei un circolo molto più ristretto di persone con cui potermi confrontare. Per fortuna o purtroppo, a Londra mi sento vivo davvero, ed ogni difficoltà che devo affrontare da solo quotidianamente mi stimola sempre di più, mentre in Sicilia so già che non avrei altrettante opportunità di sviluppo professionale e personale. Detto questo, però non nego che non smetterò mai di tornare ad Agrigento in vacanza ogni anno in estate, per riconnettermi con i miei cari e la mia terra amata. Chissà se magari un giorno, stancandomi della vita frenetica di Londra vorrò stabilirmi da qualche altra parte, ma sicuramente non adesso che sto affrontando un bellissimo percorso di crescita e di conoscenza di questo mondo tutto da scoprire.

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