Partiamo da un necessario assunto, prima di affrontare quanto stiamo per esporvi. Come spesso abbiamo modo di fare su Agrigento Notizie, quello che vi racconteremo va affrontato in termini assoluti. Va ripulito da ogni valutazione sentimentale, storica, culturale.
E' un racconto di semplici dati, reso a voi non per stabilire chi abbia ragione e chi torto, ma per esporre in modo - forse - chiaro, una tipica storia agrigentina.
Il contesto è quello delle furenti polemiche di parte del mondo della cultura della nostra città, dopo che i componenti del Piccolo teatro Città di Agrigento hanno dichiarato di essere stati sfrattati dal magazzino nel quartiere di Fontanelle che ospita ormai da anni sceneggiature, fondali e materiali di scena.
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Innanzitutto ci tocca tracciare, per sommi capi, la storia di questa struttura. Si tratta, da quanto è stato possibile chiarire, di un capannone costruito una trentina di anni fa da una ditta che stava operando ad Agrigento per realizzare alcune opere. Finiti i lavori, il prefabbricato, di circa 400 metri quadri, venne chiuso sui quattro lati, e una volta modificata anche l'area esterna, utilizzato come bocciofila. In seguito entrò nell'uso di alcuni abitanti del quartiere.
Trascorrono gli anni, senza che il Comune si occupasse, ad esempio, di chiarire la proprietà dell'immobile, evitare che privati cittadini se ne appropriassero abusivamente, e che il degrado lo travolgesse. Circa quattro anni fa, dovremmo essere nel 2008-2009, il Piccolo teatro, così come ci ha raccontato Giovanni Sardone, trovò lì ospitalità per interessamento dell'allora assessore comunale Angelo Vullo. A sancire l'accordo un documento che stabiliva un'ospitalità temporanea in attesa, ci spiegano, che venissero trovati nuovi locali, dopo che l'associazione dovette abbandonare quelli occupati in via Esseneto.
"Le ristrettezze economiche dell'associazione - spiega Sardone - ci hanno impedito negli anni di trovare una nuova sede, mantenendo lì a Fontanelle il nostro materiale di scena". Un documento di cui il Comune non ha alcuna traccia, sebbene, ci hanno detto, non si è trattato di un'occupazione abusiva, mancando però qualsiasi prova in positivo o in negativo. Insomma, è praticamente una questione di fiducia, o di fede, se volete.
Ad ogni modo, quel capannone ha rappresentato per anni, a Fontanelle, un luogo di degrado. Nell'area esterna, infatti, è ancora possibile trovare pericoli per l'incolumità pubblica oltre che sporcizia ed erbacce.
Dal canto loro dal Piccolo teatro, ridimensionando le esternazioni di questi giorni contro l'amministrazione comunale come semplici iniziative a titolo personale, ci fanno sapere che, non utilizzando più i materiali, e quindi non recandosi più al magazzino, non era stato per loro più necessario portare avanti interventi come il discerbamento o la pulizia dell'area antistante. Tra l'altro, loro per primi sono stati vittime di danneggiamenti e furti.
Il Comune, che adesso affiderà la struttura ad un'associazione che lì realizzerà una casa della musica con fondi propri, a metà aprile, comunque, aveva proposto al Piccolo teatro un'alternativa, ovvero un magazzino a Monserrato. Problema: la struttura non è completa, dato che andrebbero realizzate due pareti e collocata una saracinesca. Giovanni Sardone firma comunque l'accordo, tranne scoprire poi che non si è in possesso delle somme necessarie per realizzare i lavori. Adesso, con i termini per lo sgombero dei locali di Fontanelle ormai trascorsi, si attende ancora una soluzione, anche perché allo stesso modo, il Piccolo teatro si è visto revocare anche un'altra struttura storica, quella di via Garibaldi, che il Comune ha inserito nel piano di alienazione degli immobili.
Ma torniamo alla cronistoria della struttura: da quanto ci è stato possibile sapere, solo un paio di anni fa il Comune avrebbe ottenuto la proprietà dell'immobile dalla ditta realizzatice. Ciò significa che, se quanto da noi ricostruito corrisponde al vero, l'ente ha affidato anni fa una struttura su cui non aveva alcuna titolarità.
Si tratterebbe, se ogni tessera del mosaico andasse al suo posto, di un'ennesima prova di come siano state gestite le strutture comunali, salvo l'interessamento messo in campo negli ultimi anni, anche a causa delle ristrettezze economiche. Una situazione di confusione che in diverse parti della città, ma non è di certo questo il caso, ha garantito una gestione personalistica degli immobili comunali, molti dei quali ancora oggi, e ce ne occuperemo in futuro, si trovano nel limbo creato dalla cattiva politica di questi decenni.
Dal Comune, in tal senso, giungono notizie discordanti. Se c'è chi ci ha confermato che la vicenda sia esattamente quella che vi stiamo raccontando, altri affermano che no, la struttura è comunale ormai da decenni. Peccato che l'Ente si sia dimenticato di accatastarla e che, da altri uffici, raccontano come negli ultimi anni non sia stato possibile pensare di accedere a finanziamenti per il recupero di una struttura che nei fatti non si sapeva a chi appartenesse. Insomma, tanta confusione e un atteggiamento di fondo: l'intenzione da parte di molti di non mettere le mani in un tale vespaio, almeno fino ad oggi.
Tutto, ovviamente, come avevamo premesso, al netto di qualunque valutazione sui meriti del Piccolo teatro, che non può e non deve restare senza una sede e isolato, lasciando che vengano perse risorse importanti per la città di Agrigento.
(gis)










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